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mercoledì 25 maggio 2022
 
POLITICA
 

La danza della destra sulle tragedie del mare

19/04/2015  Sugli sbarchi la destra gioca al ribasso proponendo soluzione demagogiche e strampalate. E a chi fa notare che si tratta di violare il diritto umanitario replica con le solite accuse di buonismo. I bombardamenti della Santanché e il blocco navale di Salvini.

(Nella foto: il leader della Lega Nord Matteo Salvini)


C'è qualcuno che potrebbe spiegarci, dopo la tragedia immane del Canale di Sicilia, l'idea del "blocco navale" del leader della Lega Nord Matteo Salvini, lo stesso che non molti giorni fa aveva proposto di soccorrere gli immigrati in mare ma di lasciarli lì, in balia della sorte? E qualcuno ci aiuta a capire che senso ha, qual è il costrutto logico del dare la colpa al Governo dei 700 morti della scorsa notte non perché gli immigrati andavano soccorsi in tempo ma perché ci ostiniamo a volerli soccorrere? E ancora, un'anima caritatevole vorrebbe dirci una parola illuminante su come si fa a bombardare i barconi ancorati nei porti libici per non farli partire, come vorrebbe Daniela Santanché, senza innescare un conflitto internazionale e fare qualche comprensibile danno collaterale? “I barconi vanno bombardati (si spera vuoti ndr) prima che prendano il mare”, proclama l’ex sottosegretario al Governo di Berlusconi. “Se questo è un atto di guerra o non è un atto di guerra poco importa”, afferma perentoria. E pazienza se il Governo libico collabora o no. Ma come li affondiamo i barconi? Cannoneggiamo le coste dalle navi come nello sbarco in Normandia? Utilizziamo l'aviazione? In quel caso la Santanché ci sarà di grande utilità visto che ha confuso un airbus con un autobus in un tweet che sospettava tracce di islamismo nel pilota tedesco della German Wings.

Sull’immigrazione la destra ha molte idee, ma confuse: tra Lega e Forza Italia sarebbe bello assistere a soluzioni basate sulla mente e sul cuore, al largo da strumentalizzazioni populistiche tese solo a conquistare qualche punto nei sondaggi. Ma da quelle parti si sente solo Salvini, Berlusconi non ha mai detto niente sui temi legati all'immigrazione fino a ieri sera, quando ha finalmente proposto un tavolo "tra tutti i protagonisti dei governi passati e presenti dove ciascuno possa mettere a disposizione le proprie esperienze". Saggia idea, anche se va detto che tra gli esponenti di Forza Italia si assiste quasi sempre a una corsa al ribasso e al nulla: ed è tutto un rigirare la frittata spudoratamente, un formulare accuse del tutto insensate in odore di sciacallaggio politico, un rimbalzo mediatico di sciocchezze fantasmagoriche, come la storia che se non organizziamo missioni navali nel Canale di Sicilia i barconi non salpano perché, come è noto, profughi e trafficanti utilizzano le navi della Marina come taxi.  E quando qualcuno si permette di far notare che lasciarli al loro destino e farli naufragare è una soluzione poco umana, ecco che tirano fuori la storia del “buonismo”: come se appellarsi alla legge naturale e ai diritti umanitari e universali quando si parla di profughi e immigrati fosse cosa per bonaccioni ingenui. Sentite il solito incommensurabile vicepresidente del Senato di Forza Italia Maurizio Gasparri, il "twitteraio tragico": “I buonisti sono in realtà degli assassini”. Quando si dice la ponderatezza del giudizio. E' questa l'esperienza del Governo passato che Berlusconi vuol mettere a disposizione?

A nulla servono le parole di papa Francesco su questi "fratelli nostri che cercano una vita migliore", su questi poveri Cristi "affamati, perseguitati, feriti, sfruttati, vittime di guerre che cercano una vita migliore, che cercano la felicità". Inutile spiegare, come ha fatto pacatamente il cardinale Poletto, che certe affermazioni, oltre che stupide, "non sono compatibili con la nostra cultura umana e cristiana". Su tragedie del genere, come questa, servirebbe una tregua, un cercare soluzioni comuni tra destra e sinistra in nome del diritto universale, e invece niente, si preferisce correre sulla falsariga populista per conquistare un pugno di voti in più, per accrescere il consenso tra gli italiani più smarriti, tra chi non ha ancora capito - o non si rassegna -  che viviamo in un mondo globalizzato anche se non vogliamo scocciature in casa nostra, che non possiamo mettere la testa sotto la sabbia e sperare che i problemi dell’altra sponda non ci raggiungano, che dobbiamo rassegnarci al fatto che a problemi complessi servono soluzioni complesse. E invece niente. ”Ci vuole tanto a organizzare blocchi navali e identificare chi è clandestino e chi è rifugiato?”, si domanda Salvini. E che ci vuole?

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