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domenica 26 giugno 2022
 
 

Napoli: Tribunale 5, Moggi 0

08/11/2011  Si conclude, a quattro anni dall'inizio delle udienze, il processo di primo grado per Calciopoli. Luciano Moggi condannato a 5 anni e 4 mesi.

Il tribunale di Napoli (stiamo parlando di giustizia ordinaria, quella che ha preso una decisione abbastanza straordinaria, nel senso che è andata contro il pronostico facilone della purtroppo classica chiusa italica “a tarallucci e vino”) ha condannato Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus, a 5 anni e 4 mesi, per associazione a delinquere atta a decidere fraudolentemente risultati sportivi. A scendere le pene per gli altri: citando i più noti, Pairetto e Bergamo designatori degli arbitri, Mazzini ai tempi di Calciopoli vicepresidente della Federcalcio, De Santis ex arbitro gravato da accuse meno forti.


     Ci sono voluti quattro anni e passa per arrivare a questo. Moggi aveva cercato, anche portando in aula interessanti registrazioni nuove, di far valere il “così fan tutti”, chiamando in ballo soprattutto l’Inter e la sua famigliarità con gli arbitri attraverso le parole intercettate del presidente Facchetti. La Corte ha ritenuto che ci fosse una grande differenza fra la distribuzione, da parte di Moggi, a designatori e forse anche arbitri di schede telefoniche svizzere, per sfuggire alle intercettazioni, e i colloqui amichevoli, “di routine”, fra un presidente e i designatori. L’impianto accusatorio in sostanza è stato confermato in pieno, il tribunale ha accolto in pratica le richieste del pubblico ministero.

     Le conseguenze immediate sono forse uno stop ai ricorsi presso la federcalcio di Moggi, Mazzini e Giraudo (fuori dal processo perché aveva accettato a suo tempo il rito abbreviato) contro la radiazione comminata loro dalla giustizia sportiva, e non anche uno stop, stando alle guerresche reazioni bianconere, dell’istanza della Juventus presso il tribunale supremo dello sport, contro l’iter dello scudetto 2006, tolto alla stessa Juventus e frettolosamente passato (“per scorrimento”, ha detto buffamente il presidente federale Abete) all’Inter seconda classificata.

     Abbiamo cercato di riassumere, e intanto di semplificare. Per chi scrive queste righe niente di sensazionale, mai ha creduto all’innocenza degli accusati, nonostante la loro difesa altamente tecnologica basata su nuove intercettazioni. Quanto all’Inter, effettivamente ha avuto uno scudetto che non le toccava, e grande gesto sportivo sarebbe stato il non accettarlo, ma la Juventus, che sempre ha parlato di 29 scudetti nel suo albo d’oro, alla faccia della Federcalcio che gliene ha tolti due, non può volerlo per sé in nome anche, se non soprattutto, del “regalo” eccessivo fatto all’Inter. 

     Non ci sono invece state, da parte bianconera, forti reazioni per lo scudetto del 2005, il 28esimo, tolto alla Juve ma non dato al Milan, secondo, perché anche il club rossonero, come anche Fiorentina e Lazio, aveva le sue brave colpe, penalizzate giustamente, nel vasto intrigo di Calciopoli. Nostro parere: la Juventus ha sbagliato di grosso, indirettamente tifando per Moggi, perché il “così fan tutti” è anche un’ammissione di colpa propria. E poi perché, dicendo di 29 scudetti anziché 27 o quantomeno 28, ha fatto capire di volere anche il titolo 2006. Avesse chiesto soltanto di toglierlo all’Inter, assumendosi intanto le colpe sue o meglio della sua direzione, avrebbe persino raccolto simpatie fuori dalla sua stessa tifoseria.

     Siamo, è vero, al primo grado di un giudizio che fra l’altro ha colpito o assolto anche tanti altri personaggi “minori”, nel senso di estranei all'accusa principale, quella di associazione a delinquere, cone Lotito presidente della Lazio e i fratelli Della Valle padroni della FioRentina. Ma secondo noi niente potrà sostanzialmente cambiare, pur se in appello arriveranno, pare, 171.000 altre registrazioni… Lo scudetto del 2005 resta giustamente senza padrone, lo scudetto del 2006 è un regalo di troppo all’Inter, nobile nel gesto di difendere un Facchetti che non c’è più, non nel fare festa per un titolo arrivato da un’assegnazione federale frettolosa e però ormai per la stessa Federazione prescritta, nel senso di quello che è stato è stato (fretta motivata, dice o cerca di dire la federcalcio, dal dover dare i nomi all’Uefa delle squadre ammesse alle coppe europee).

     Quello scudetto  non spetta all’Inter ma di certo non spetta alla Juventus. Se non si vuole cavillare troppo, o di contro aderire ad atti di prepotenza, ci si può fermare qui. Noi però vogliamo tirare in ballo anche certi signori importanti, i calciatori. Sul piano morale i più forti hanno reagito benissimo, vincendo sotto la guida di Lippi il Mondiale di quello stesso 2006. E l’Italia deve quel titolo a tanta Juventus. 

     Sul piano però pratico proprio non riusciamo ad essere solidali con chi dice che “lo scudetto è nostro perché, se pure ci sono state irregolarità, noi non ne abbiamo saputo nulla e lo abbiamo vinto lottando sul campo”. Credendo nella giustizia, e credendo dunque ad arbitraggi condizionati nei tempi di Calciopoli, ci chiediamo e chiediamo se un calciatore, per di più esperto, non si accorge, al terzo fischio dell’arbitro, che quel signore sta dalla parte sua. 

Sappiamo che esiste dal 2006, anno dello scandalo e dei Mondiali, ma Calciopoli è nata nel 2004 con le prime indagini, poi archiviate a Torino, e con le intercettazioni di Napoli e Roma che hanno avviato da una parte la macchina della giustizia ordinaria, dall'altra quella della giustizia sportiva. 

Il riassunto delle puntate precedenti, in sette anni di indagini e processo di primo grado, è un lungo calendario che proviamo a riassumere.

2 maggio 2006 Scoppia la bufera, coinvolge, tra gli altri, Luciano Moggi, Antonio Giraudo, Diego Della Valle, Claudio Lotito e gli ex designatori Bergamo e Pairetto.

14 luglio 2006 La Caf presieduta da Cesare Ruperto emette le sentenze di primo grado del processo sportivo: la Juventus viene retrocessa in B con 30 punti di penalizzazione per l'anno 2006-07; Fiorentina in B con 12 punti di penalizzazione; Lazio in B con 7 punti di penalizzazione; Milan penalizzato di 44 punti nel 2006-06, penalizzazione di 15 punti per la stagione 2006-07.

25 luglio 2006 La Corte federale presieduta da Piero Sandulli emette le sentenze di secondo grado: Juve in B con 17 punti di penalizzazione; revoca dello scudetto 2004-05 e non assegnazione del titolo 2005-06. Fiorentina penalizzata di 30 punti per la stagione 2005-06 e 19 da scontare in serie A per il campionato 2006-07; Lazio penalizzazione di 30 punti per il 2005-06, di 11 punti nel campionato di A 2006-07; Milan penalizzato di 30 punti per il 2005-06 (rossoneri in Champions) e di 8 da scontare nel 2006-07.

26 luglio 2006 La Figc presieduta dal commissario straordinario Guido Rossi assegna lo scudetto 2005-06 all'Inter. Resta non assegnato il titolo dell'anno precedente.

13 aprile 2007 Si apre un altro filone di inchiesta, il cosiddetto Calciopoli 2,  riguarda schede telefoniche straniere che alcuni arbitri avrebbero ricevuto da Moggi.

10 maggio 2010 La Juve chiede la revoca dello scudetto 2006, assegnato a tavolino all'Inter, presentando un esposto alla Figc.

15 giugno 2011 La commissione disciplinare della Figc radia Moggi e Giraudo, che non possono così più svolgere alcun ruolo in ambito calcistico.
 
1 luglio 2011 La procura federale della Figc dispone l'archiviazione per prescrizione della vicenda legata allo scudetto del 2006, e lascia la decisione 'politicà al consiglio federale. 

9 luglio 2011 La corte federale conferma la radiazione per Moggi e Giraudo. -

18 luglio 2011 Il consiglio della Figc delibera che non ci sono i presupposti giuridici per la revoca dello scudetto 2006 assegnato in piena bufera all'Inter: nella votazione due astenuti (Lotito e Abodi) e un contrario. 

27 ottobre 2011 L'Alta Corte del Coni, a cui Moggi ha fatto ricorso contro la radiazione confermata anche in secondo grado, deve acquisire nuove prove. Slitta la sentenza che dovrebbe mettere fine al processo sportivo.

Fin qui la storia, il resto è cronaca e sarà ancora lunga. Siamo solo al primo grado. E, comunque vada a finire, abbiamo perduto tutti un pezzo di innocenza, se non altro nello sguardo sul pallone.

 
 
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