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Credere

Simone Cristicchi: «Sono un credente fuori catalogo»

31/10/2019  Una vita segnata dalla perdita del padre e il rischio di chiudersi in se stesso. Poi la rinascita grazie all’arte e alla spiritualità. «Il mio sogno? Chiedere al Papa cos’è per lui la felicità»

La biografia di Cristicchi, "Abbi cura di me", è pubblicata dalle Edizioni San Paolo
La biografia di Cristicchi, "Abbi cura di me", è pubblicata dalle Edizioni San Paolo

L'appuntamento è al “Belvedere dei sognatori”, a picco sul lago di Albano, tra il verde dei Castelli romani. Panchina defilata e libro aperto in grembo, Simone Cristicchi la scelta di stare lontano dal centro l’ha assunta come condizione esistenziale e artistica: vive in campagna, tra Ariccia e Genzano, con la moglie Sara e i due figli, Stella di 7 anni e Tommaso di 11. Negli ultimi tre anni ha composto solo due canzoni perché a folle entusiaste per la hit di turno preferisce l’incontro con un pubblico che lo aspetta paziente, sapendo che lui c’è solo quando ha «qualcosa da dire». O come accade in giro per l’Italia, nei parlatori di qualche convento, dove lo invitano le monache che amano i suoi testi. «Questo è stato il concerto più estremo», dice mostrando una foto dell’11 settembre scorso, lui con la chitarra e le carmelitane di Piacenza che lo ascoltano al di là della grata.

GUIDATO DALL’ISPIRAZIONE

«A un certo punto del mio percorso», racconta, «ho sentito l’esigenza di togliere invece che aggiungere. Di concentrarmi su poche parole». Queste parole mai banali, associate a una ricerca di senso e a emozioni antiche, con lo sguardo puntato verso gli “invisibili” della società, sono l’esito di un percorso che è iniziato 42 anni fa, è proseguito con un bambino problematico che disegnava freneticamente, è passato per un adolescente arrabbiato che scopre la musica ed è infine giunto all’adulto che mi ritrovo davanti, un uomo in ricerca, guidato dal filo rosso dell’ispirazione. «Quando incontro qualcosa che mi risuona dentro, decido di seguirla».
Simone mette giù pensieri, scrive aforismi, prende appunti e poi elabora. Abbi cura di me, la canzone presentata all’ultimo Sanremo, «è nata così». Il “metodo Cristicchi” è fatto dunque di ispirazione a occhi aperti ma anche di studio e di chilometri. Approfondire, cercare documenti, fare interviste sui temi che lo hanno appassionato è vitale per rispondere a curiosità, da cui nascono poi produzioni diverse: dal viaggio nella chiusura dei manicomi e dall’amicizia con la poetessa Alda Merini, ad esempio, viene fuori Ti regalerò una rosa, la canzone che nel 2007 gli fa vincere Sanremo. Lo stesso accadrà per i racconti del nonno Rinaldo e poi, alla sua morte, dalle interviste ai reduci di guerra, che danno vita alla pièce teatrale Li romani in Russia; o per la scoperta degli oggetti abbandonati dagli esuli giuliano-dalmati in un locale sul porto di Trieste, da cui nasce un testo sulle foibe, Magazzino 18.

LE DOMANDE DELLA VITA

  

Il lavoro sulle parole è ben presente nei suoi ultimi testi teatrali: «Dopo aver parlato del “dolore”, in Manuale di volo per l’uomo, la seconda parola che ho voluto approfondire è felicità». Ha intervistato bambini, carabinieri, buddhisti e preti, monache e scienziati, un’umanità variegata. «Il mio sogno sarebbe chiedere a papa Francesco cos’è per lui la felicità». Il documentario sulla felicità, destinato alle scuole, è ormai pronto. E anche il testo teatrale, che debutterà il 28 novembre al Teatro stabile d’Abruzzo, all’Aquila, del quale Cristicchi è direttore artistico dal 2017. «Come tutti i miei lavori si chiude con un monologo. Analizzo l’etimologia di sette parole − fra cui attenzione, umiltà, curiosità − che secondo me sono i mattoncini per costruire la base della felicità». L’idea gli è venuta quando ha conosciuto le monache di Campello sul Clitunno, eremite che vivono in estrema povertà sulle colline umbre, in un monastero medievale dove Cristicchi ha trascorso diversi periodi di silenzio. «Quando bussai la prima volta mi venne ad aprire questa suorina, Monica, mi sorrise ed ebbi la sensazione di trovarmi di fronte a una persona felice. Ho pensato a quel sorriso e alle monache poi incontrate in giro per l’Italia, come forma di felicità estrema. E ho capito di aver sbagliato in passato a giudicare questa scelta come fuga, come atto di vigliaccheria. È esattamente l’opposto: un amore universale per se stessi e per gli altri».  

LA PAURA DI MORIRE DENTRO

Campello è la tappa di un percorso di ricerca spirituale che parte dal monte Labro, dove Simone va a incontrare la storia di un uomo di metà ’800, Davide Lazzaretti, che, con la Società delle famiglie cristiane, voleva creare un modello universale di convivenza. «Era un illuminato, parlava di quello che oggi si definisce primato della coscienza. Finì scomunicato».
L’incontro con Lazzaretti lo spinge a incontrare altri uomini e donne che parlano a una sensibilità come la sua, che ricerca spazi di silenzio profondo. Simone è di casa alla Fraternità di Romena, da don Luigi Verdi, che ha curato l’introduzione al suo libro autobiografico in uscita, scritto con Massimo Orlandi, Abbi cura di me (San Paolo); presso i Ricostruttori di padre Guidalberto Bormolini e al monastero ortodosso di Dečani, in Kosovo. 
Il Simone che agli inizi della carriera canta «prete fai di tutto per tenere in piedi la bugia più grande della storia» porta la ferita della perdita del padre, morto quando lui aveva 11 anni. È un ragazzino difficile, si chiude in un silenzio ostile e inventa un mondo alternativo, fatto di storie colorate che disegna forsennatamente: «Inventavo un mondo da ridere perché dentro stavo morendo», dice Cristicchi. «Ho camminato in bilico sulla follia, ho rischiato l’autismo. L’arte mi ha salvato. E a 40 anni ho capito che quel dolore mi ha permesso di vedere il mondo con antenne speciali».

LA CHIAMATA DEL TEATRO

  

Quel bambino diventa adulto sul palco di un festival di musica. «Lì incontro il mondo, con un testo che parla di follia ma anche di me, perché siamo noi i matti quando non veniamo compresi». Un’esperienza che vive fino in fondo, ma dalla quale prende poi le distanze: «Dopo aver viaggiato tanto nel mondo della musica ho capito che quell’ottovolante che ti porta alle stelle e poi ti sprofonda negli abissi non fa per me. È un meccanismo che può essere emotivamente molto pericoloso. Non dimentico la musica, ma nel teatro ho trovato una stabilità che mi permette di prendere il tempo che voglio, per poi proporre a un pubblico selezionato il frutto del mio percorso». Insomma, conclude Simone, «se proprio dovessi definirmi direi che sono fuori catalogo». Ci salutiamo e lui, da buon papà, si affretta per recuperare la figlia Stella a scuola. Dal maglione spunta un laccetto con il crocifisso di Romena, in borsa il libro Liberare la terra del teologo brasiliano Leonard Boff.

Foto: Stefano Dal Pozzolo / Contrasto

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Abbi cura di me

Raramente un protagonista delle scene e chi ne narra la vicenda trovano un'intesa creativa e profonda come è capitato nella stesura di questo libro a Simone Cristicchi e a Massimo Orlandi: quest'ultimo ha raccolto confidenze, interpretato suggestioni e riportato dialoghi, rielaborando e riproponendo a sua volta, con personalissima creatività, la ricchezza di un percorso già originale

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