Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
martedì 23 luglio 2024
 
 

Simonelli: «Alla Tv italiana mancano creatività e il coraggio di essere se stessa»

31/10/2014  Il professor Giorgio Simonelli, storico della televisione, commenta la "sentenza" Disney e lo stato attuale della proposta per i ragazzi della Tv italiana.

Professor Simonelli, la Diseny boccia la Tv italiana dei ragazzi. Considera inadeguata la qualità dei cartoni animati italiani. Cosa ne pensa? 

«Io non sono un grande fan di Disney e istintivamente mi viene da dire: "perché voi cosa fate?". Non amo il loro modello, nè il tratto, nè l'atteggiamento moralistico che hanno sempre, in ogni proposta. Quello per cui loro ti devono insegnare. Quindi la prima reazione è: "guardate in casa vostra". Poi, però, sotto sotto, mi rendo conto che è vero che la Tv italiana manca di creatività. Perché è poco italiana, perché c’è poco spirito italiano. La televisione che voleva mantenere le sue radici, penso all’Albero azzurro è un po’ tramontata. L’altra, la restante, si adegua. Penso alle Winx. Tremende, orribili, la mia nipotina stessa ne va pazza. Ma sono emblematiche dell'omologazione verso certi modelli anche visivi, di disegno. È difficile trovare qualcosa che sia rappresentativo del genio e dell’estro italiano».

Quali sono gli ingredienti per un programma per ragazzi di qualità?

«Sicuramente cercare qualcosa di originale che si stacchi dal contesto. Peppa Pig per esempio ha avuto questa forza, capacità: di non voler somigliare a nient'altro. E due, non fossilizzarsi sui cartoni ma trovare altri linguaggi. Al momento ci sono o cartoni animati per bambini o fiction per preadolescenti. Bisogna trovare delle formule nuove, che ci sia la possibilità di pescare in altri universi. In più c’è un problema di narrazione. È sempre più diffuso il tentativo di riprendere vecchie storie e dargli una forma, una veste diversa. Forse se si uscisse da quel repertorio, fermo restando che la ripetizione dei classici è fondamentale, si potrebbero pescare storie che non conosciamo già».

Tag:
 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo