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Slot, è una "porcata" ma la votano tutti

20/12/2013  A parte il Movimento 5 Stelle, Lega Nord e FI, tutti in Senato hanno votato la norma che vuole tagliare i trasferimenti di fondi statali a regioni e comuni che hanno approvato regolamenti per limitare il gioco d'azzardo. Compresi i renziani. Anche se il neosegretario del Pd ha detto, dopo, che era una "porcata"

Il dietrofront di Matteo Renzi non inganni. E neppure le lacrime di coccodrillo di alcuni esponenti politici. È da anni che sul gioco d’azzardo la politica predica bene a razzola male.

In Parlamento si fanno addirittura indagini conoscitive per capire le conseguenze sociali e sanitarie del gioco d’azzardo. Come se queste non fossero sotto gli occhi di tutti. A chi siede a Montecitorio o a Palazzo Madama basterebbe sfogliare i giornali e poi agire di conseguenza. Sarebbe bastato, ad esempio, non legalizzare nel 2011 il poker online, che è pura alea. Basterebbe aumentare la tassazione sui giochi che in alcuni casi non arriva all’1 per cento. O smetterla di dare concessioni per aprire nuove poker room, cioè bische. Invece accade esattamente il contrario.

Come è successo mercoledì scorso al Senato durante la discussione sulla Legge di stabilità. In nome del principio “business is business”, ecco che compare una norma che penalizza gli enti locali impegnati in prima linea contro il gioco d'azzardo. Il fatto, spiega Federica Chiavaroli, la senatrice del Nuovo Centrodestra che quella norma l'ha presentata, è che «in un bilancio così ingessato come quello dello Stato le uniche due voci sulle quali sia più facile agire sono il fumo e il gioco». 
E stavolta è sul gioco che il governo cerca di far cassa. Ma è la minaccia di ritorsioni contro i comuni «virtuosi» che cercano di combattere la ludopatia restringendo gli spazi delle slot (meno soldi in arrivo dallo Stato) che fa gridare allo scandalo Renzi, l'opposizione, sindaci e governatori del calibro di Maroni e Zingaretti. «Che vergogna! La potente e ricchissima lobby delle slot e del gioco d'azzardo ha colpito ancora», commenta il governatore lombardo. «Contrasteremo in tutti i modi norme statali che limitano la sacrosanta battaglia contro il gioco d'azzardo e le mafie che spesso si nascondono dietro», afferma il presidente della regione Lazio.

Sulle agenzie e a parole tutti prendono le distanze dall' emendamento Chiavaroli, mercoledì scorso pero al Senato l'hanno votato quasi tutti, renziani compresi. Uniche eccezioni: il Movimento 5 Stelle e la Lega Nord.
La norma (emendamento 1.150) è passata infatti con 140 «si» (Pd, Sc, Ncd, Gal), 128 «no» e 3 astenuti. I tabulati delle votazioni spiegano che dei 128 contrari (Sel, M5S, FI, Lega), i Dem che si sono opposti sono stati solo 4: Laura Puppato, Stefano Vaccari, Roberto Ruta, Lucrezia Ricchiuti. Mentre in 88 hanno votato a favore, e tra questi proprio quei renziani che oggi, dopo le parole del neosegretario che ha parlato di «porcata», ne chiedono una modifica: Andrea Marcucci, Rosa Maria Di Giorgi, Stefania Pezzopane. Il capogruppo, Luigi Zanda, risultava assente al momento del voto, mentre i tre astenuti sono stati: Corradino Mineo, Riccardo Nencini (Psi) e Francesco Palermo (Autonomie).

Per rimediare ci vorrà tempo, il regolamento del Senato, infatti, non permette più di presentare una misura di soppressione dell’emendamento. Per ora è stato presentato un ordine del giorno «che impegna il governo a una modifica immediata della stortura che si è verificata ed è già previsto verrà risolto all'interno della Delega fiscale che si approverà a gennaio». A difendere la misura resta il sottosegretario all’Economia Giorgetti (Ncd): è un modo per contrastare il gioco illegale, afferma; inoltre, in caso di limitazione delle slot ci sarebbero «riflessi sui livelli occupazionali».
E Federica Chiavaroli (Ncd), firmataria della proposta, dice: «Noi dobbiamo occuparci del bilancio dello Stato e non di facili populismi». Un realismo inquietante. E pericoloso.

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