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sabato 18 maggio 2024
 
la corsa alle armi
 

Spesa militare, nel 2023 aumento record: 2.443 miliardi di dollari. In testa Usa e Cina

23/04/2024  La Russia cresce del 24% come Israele, la Nato spende il 55% dell'importo mondiale. «Gli Stati stanno dando priorità alla forza militare, ma rischiano una spirale di azione-reazione nel panorama geopolitico e di sicurezza sempre più instabile», spiega il l’Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma (SIPRI) che ha diffuso i dati. E l’Italia? «Nel 2024 spenderà circa 28,1 miliardi di euro, con un aumento di oltre 1400 milioni rispetto al 2023», denuncia Rete Disarmo

La spesa militare mondiale è aumentata per il nono anno consecutivo raggiungendo nel 2023 il massimo storico di 2.443 miliardi di dollari con una crescita del 6.8% in termini reali rispetto all’anno precedente.

Per la prima volta dal 2009, le spese per l'acquisto di armi e servizi militari è aumentata in tutte e cinque le regioni geografiche definite dal SIPRI, l'Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma, con aumenti particolarmente elevati in Europa, Asia, Oceania e Medio Oriente.

«I dati del SIPRI registrano un aumento netto annuale di oltre 200 miliardi, che da solo raggiunge quasi il totale dall’Aiuto pubblico allo sviluppo mondiale (Official development assistance – ODA) sempre nel 2023 stimato a meno di 224 miliardi di dollari», è il commento della Rete italiana per la pace e il disarmo, «l’umanità si trova a un bivio in cui le decisioni politiche sui bilanci della difesa determineranno la traiettoria delle molteplici crisi in cui siamo immersi. Disgraziatamente in questo momento i Governi stanno scegliendo di aumentare drasticamente i fondi armati e, di conseguenza, anche il pericolo di una guerra globale».

«L’aumento senza precedenti è una risposta diretta al deterioramento globale della pace e della sicurezza», spiega Nan Tian, ricercatore senior presso il Programma di spesa militare e produzione di armi del SIPRI. «Gli Stati stanno dando priorità alla forza militare, ma rischiano una spirale di azione-reazione nel panorama geopolitico e di sicurezza sempre più instabile».

Vediamo nel dettaglio come è aumentata la spesa militare nei principali paesi. Gli Stati Uniti registrano un aumento del 2,3%, superando i 900 miliardi di dollari: con un totale di 916 restano di gran lunga al vertice con il 37% della spesa militare globale (oltre 3 volte in più della Cina al secondo posto).

Pechino ha comunque aumentato sensibilmente (e per il 29° anno consecutivo) la propria spesa militare con un +6,0% che la porta a 296 miliardi di dollari (12% della quota globale).

A causa delle scelte di invasione dell’Ucraina da parte di Putin la spesa militare della Russia ha registrato nel 2023 un balzo enorme: +24% per un totale di 109 miliardi di dollari (terzo Stato al mondo). Un aumento del 57% rispetto al 2014, anno in cui Mosca ha annesso la Crimea. Di conseguenza anche l’Ucraina continua a crescere sia per cifre che per posizioni: nel 2023 si è posizionata ottava, aumentando la spesa militare del 51% a 64,8 miliardi di dollari.

Le tensioni e minacce globali hanno poi spinto il Giappone ad aumentare la spesa militare dell’11%, con il tasso di crescita annuale più alto dal 1979, e la Polonia ad aumentarla del 75%, con l’incremento percentuale più alto tra i primi 15 paesi. Complessivamente la spesa militare europea nel 2023 è aumentata del 16%: il più grande incremento annuale nella regione nel periodo successivo alla Guerra Fredda.

La spesa in Europa centrale e occidentale è aumentata del 10%, mentre in Europa orientale del 31% soprattutto a causa del conflitto in corso tra Ucraina e Russia. La spesa totale di tutti i 31 Stati membri della NATO nel 2023 si è attestata su 1.341 miliardi di dollari pari al 55% del totale.

La spesa militare stimata in Medio Oriente è aumentata del 9,0% raggiungendo i 200 miliardi di dollari nel 2023. Si tratta del tasso di crescita annuale più alto registrato nella regione negli ultimi dieci anni.

La spesa militare israeliana, la seconda più grande nella regione dopo l’Arabia Saudita, è cresciuta del 24% per raggiungere i 27,5 miliardi di dollari nel 2023. L’aumento della spesa è stato principalmente guidato dall’offensiva su larga scala di Israele a Gaza in risposta all’attacco di Hamas nell’ottobre 2023.

E l’Italia? Il SIPRI evidenzia un calo di oltre il 5% nella spesa militare del nostro paese che non appare invece nelle cifre di Bilancio ufficiali e che probabilmente deriva da trasformazioni relative al cambio di valuta e all’inflazione. «È vero», spiega Rete Disarmo, «che il cambio di Governo a fine, con l’avvento del governo Meloni, ha forse impedito il concretizzarsi di alcune decisioni di aumento. Ma è altrettanto vero che le stime per il 2024 (sempre tratte dai Bilanci ufficiali dello Stato) già raccontano di un balzo simile a quello in corso in tutto il mondo: la spesa militare italiana complessiva “diretta” per il 2024 sarà di circa 28,1 miliardi di euro, con un aumento di oltre 1400 milioni rispetto alle medesime valutazioni effettuate sul 2023. Una crescita derivante soprattutto dagli investimenti in nuovi sistemi d’arma: sommando i fondi della Difesa destinati a tale scopo con quelli di altri Dicasteri nel 2024 per la prima volta l’Italia destinerà una cifra di circa 10 miliardi di euro agli investimenti sugli armamenti».

Rete Disarmo ricorda la mobilitazione della società civile contro la corsa agli armamenti e all’aumento della spesa militare, come più volte ha denunciato e continua a denunciare papa Francesco: «Da 13 anni le Giornate globali di azione sulla spesa militare (Global Days of Action on Military Spending – GDAMS) promosse dalla Campagna globale GCOMS sono un’opportunità per spingere a ridurre in modo significativo le spese militari in tutto il mondo», scrive in una nota a commento dei dati del SIPRI, «Stiamo subendo le conseguenze di un approccio militarista alle relazioni internazionali e alle emergenze globali, imposto dai Paesi del Nord, che sono al contempo responsabili della maggior parte delle armi prodotte – sottolineano le organizzazioni parte di GCOMS – assistendo inoltre alle drammatiche conseguenze dell’escalation della militarizzazione globale. Evidente soprattutto nei numerosi conflitti armati attivi, in particolare a Gaza e in Ucraina oltre che in molte altre regioni dimenticate. Inoltre, i danni ambientali derivanti da questi conflitti e dalla militarizzazione sottolineano ulteriormente l’urgente necessità di pace. La guerra, infatti, ci costa un mondo».

Rete Disarmo chiede «sforzi reali per il disarmo globale, per fermare il commercio di armi e per cessare le spedizioni di armi ai Paesi in conflitto. È tempo che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si impegni a definire una data e una struttura definitive per una quarta sessione speciale sul disarmo, considerando che l’ultima sessione risale a 36 anni fa e che gli Stati hanno trascurato la loro responsabilità e il loro dovere di perseguire il disarmo attraverso il quadro delle Nazioni Unite», spiega nell’appello, «chiediamo ai governi di dare priorità alla giustizia rispetto ai profitti derivanti dal commercio di armi e in particolare, li invitiamo a cessare la fornitura e l’acquisto di armi da Israele e a utilizzare tutti i mezzi esistenti per spingere verso un cessate il fuoco e la fine del genocidio a Gaza».

 
 
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