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Per il leader della Lega Matteo Salvini il federalismo non può viaggiare a meno di 50 chilometri all’ora. Se scende a 30 all’ora si impone il centralismo e dunque urge una direttiva del ministero delle Infrastrutture, di cui è titolare. Destinatario: il sindaco del Comune di Bologna. La città felsinea ha introdotto l’obbligo dei 30, ma il ministero annuncia che punta a modificare il comma 2 dell’articolo 142 del Codice della Strada, per restringere la possibilità di creare zone 30 che siano estese a interi centri urbani. Il progetto “Bologna Città 30” viene considerato «non ragionevole» e «ideologico» dal ministro. L'obiettivo del ministero è trovare un “ragionevole equilibrio” tra l'esigenza di garantire la sicurezza (che resta una priorità) ed evitare “forzature che rischiano di generare l'effetto contrario” o fare cassa coi multavelox. Peccato che i 30 all’ora coi multavelox c’entrino poco e infatti a Bologna, come annunciato, saranno i vigili a controllare (Fiorello con una delle sue fulminanti battute dice che a 30 all’ora basta un pittore, non l’autovelox).
Ma non dobbiamo mai dimenticare che i limiti orari dei 30 sono una risposta adeguata alle vittime della strada. Se un pedone viene investito a 60 chilometri all’ora non ha speranze di sopravvivenza. A 50 all’ora idem, a parte un 5 per cento dei casi in cui può sperare di rimanere menomato gravemente per il resto della sua vita. Solo a 30 all’ora l’autovettura ha sufficiente tempo per frenare e salvargli la vita. Per stare a Bologna, nel 2022 ci sono stati 23 incidenti mortali nella sola area comunale. Nel 2023, nei primi sei mesi, sono saliti a 34. Gli incidenti stradali sono la prima causa di morte sotto i 50 anni in Italia e il 73 per cento di essi avviene in ambito urbano.
Certo, poi ci sono le conseguenze del traffico “ricalibrato”, l’impazienza di raggiungere una meta viaggiando a rilento, il rischio di rimanere imbottigliati, la paura di prendersi l’ennesima multa. Ma Bologna si ripromette di raggiungere zero incidenti mortali e noi crediamo che la salvezza di una sola vita umana – una sola - sia sufficiente a giustificare qualunque rallentamento del traffico, qualunque ritardo in ufficio, qualunque multa. La direttiva del ministro Salvini sembra più recepire l’impazienza e il disagio dei cittadini-elettori che le esigenze di sicurezza, in linea con tutte le maggiori città europee. Salvini infatti va contromano in tutta Europa. La città pioniera del limite dei 30 all'ora è stata Graz in Austria, ma negli ultimi anni anni la prescrizione di rallentare nei centri abitati è diventata pressoché la prassi in moltissime città europee: da Londra a Helsinki da Bruxelles a Parigi. In Spagna tutte le strade con una sola corsia per senso di marcia hanno il limite dei 30: circa il 70% di tutte le strade del Paese. E i risultati? La mortalità e diminuita ovunque si applicasse il divieto. E infatti anche numerose organizzazioni internazionali, come l'Organizzazione mondiale della sanità - che stima di salvare 25mila vite umane da qui al 2035 - e le Nazioni Unite hanno chiesto ai Comuni di prendere in esame questo provvedimento. L’Europa viaggia a 30 all’ora. Vogliamo diventare antieuropeisti anche in questo in nome del sovranismo velocista e fare battaglie di retroguardia?
Ma non dobbiamo mai dimenticare che i limiti orari dei 30 sono una risposta adeguata alle vittime della strada. Se un pedone viene investito a 60 chilometri all’ora non ha speranze di sopravvivenza. A 50 all’ora idem, a parte un 5 per cento dei casi in cui può sperare di rimanere menomato gravemente per il resto della sua vita. Solo a 30 all’ora l’autovettura ha sufficiente tempo per frenare e salvargli la vita. Per stare a Bologna, nel 2022 ci sono stati 23 incidenti mortali nella sola area comunale. Nel 2023, nei primi sei mesi, sono saliti a 34. Gli incidenti stradali sono la prima causa di morte sotto i 50 anni in Italia e il 73 per cento di essi avviene in ambito urbano.
Certo, poi ci sono le conseguenze del traffico “ricalibrato”, l’impazienza di raggiungere una meta viaggiando a rilento, il rischio di rimanere imbottigliati, la paura di prendersi l’ennesima multa. Ma Bologna si ripromette di raggiungere zero incidenti mortali e noi crediamo che la salvezza di una sola vita umana – una sola - sia sufficiente a giustificare qualunque rallentamento del traffico, qualunque ritardo in ufficio, qualunque multa. La direttiva del ministro Salvini sembra più recepire l’impazienza e il disagio dei cittadini-elettori che le esigenze di sicurezza, in linea con tutte le maggiori città europee. Salvini infatti va contromano in tutta Europa. La città pioniera del limite dei 30 all'ora è stata Graz in Austria, ma negli ultimi anni anni la prescrizione di rallentare nei centri abitati è diventata pressoché la prassi in moltissime città europee: da Londra a Helsinki da Bruxelles a Parigi. In Spagna tutte le strade con una sola corsia per senso di marcia hanno il limite dei 30: circa il 70% di tutte le strade del Paese. E i risultati? La mortalità e diminuita ovunque si applicasse il divieto. E infatti anche numerose organizzazioni internazionali, come l'Organizzazione mondiale della sanità - che stima di salvare 25mila vite umane da qui al 2035 - e le Nazioni Unite hanno chiesto ai Comuni di prendere in esame questo provvedimento. L’Europa viaggia a 30 all’ora. Vogliamo diventare antieuropeisti anche in questo in nome del sovranismo velocista e fare battaglie di retroguardia?



