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martedì 09 agosto 2022
 
Teddy Reno
 
Credere

Teddy Reno: «Il mio swing per papa Francesco»

11/07/2016  Incontro tra Credere e l'artista che oggi compie 90 anni. Dalla grande storia d'amore con la moglie Rita Pavone a come è diventato amico di Francesco: «È la persona che sentiamo più vicina, per lui ho composto la canzone Uno come noi»

La vita per ognuno di noi è fatta di incontri. Teddy Reno, che oggi compie 90 anni, ha incontrato la musica da ragazzino; la futura moglie Rita Pavone nel 1962 e papa Francesco nel 2014. Il suo vero nome è Ferruccio Merk Ricordi e guai a chiamarlo “maestro”: riservato e schivo, porta alla grande i suoi 90 anni, con la grazia di una voce che migliora con gli anni come il vino della sua amata Trieste, dove nacque da una coppia sposata con rito civile, il padre cattolico, la madre di origini ebraiche e il futuro Teddy internazionale battezzato in chiesa e cresciuto nella religione cattolica.

Con le leggi razziali la famiglia “ebraica” di Teddy Reno fugge, si nasconde in un casolare ma viene arrestata dalle Brigate Nere il 12 dicembre 1944. Teddy resta in carcere pochi mesi – la fine della guerra è vicina – e divide con il padre una cella di tre metri per quattro, dormendo su un pagliericcio. Ma è proprio in quel casolare che Ferruccio diciassettenne ascolta la radio degli alleati e la voce di Frank Sinatra, comprendendo la sua vocazione.

Il resto è storia. A diciotto anni è nella Teddy Foster Band e gira l’Europa cantando per le truppe angloamericane dell’immediato dopoguerra. Torna in Italia e a 22 anni fonda a Milano la Cgd, la Compagnia generale del disco: come braccio destro sceglie il compaesano Lelio Luttazzi e lancia se stesso, con Addormentarmi così. È il primo a cantare in Italia un genere tra lo swing e il confidenziale e a creare una manifestazione per nuovi talenti, il Festival degli sconosciuti di Ariccia. Lancia, tra gli altri, Betty Curtis, Jula De Palma, Dino, Shel Shapiro, Mal, Claudio Baglioni e, naturalmente, Rita Pavone. «Mi arriva per il festival un nastro con questa voce particolare. Dico: “Questa Pavone la voglio sul palco per la finale”.

Si presenta una ragazzina di diciassette anni, vestita come per andare a far la spesa che, con tutta calma – mia moglie non ha mai saputo cos’è il panico! –, dà indicazioni all’orchestra. Anni dopo la mia Rita mi ha rivelato di aver pensato, vedendomi, “questo me lo sposo”. Per me c’è voluto più tempo: oltre a essere minorenne, Rita allora dimostrava tredici anni, non la vedevo come una donna! (ride, ndr) Il suo successo fu immediato: in Italia e all’estero. Man mano, col tempo, tra noi è nato il sentimento. Fu al ritorno da una tournée in Argentina, nell’Isola del Sale, davanti a Dakar, che ci siamo dati il primo bacio».

Teddy Reno è emozionato e fatica a riprendere il discorso: «Rita mi ha guardato e mi ha chiesto: quanto durerà? Le ho risposto: per quanto mi riguarda tutta la vita. Ci siamo sposati e lo siamo da cinquant’anni, con due figli, Alex e Giorgio. Nessuno ci scommetteva: siamo ancora qui. Ricordo benissimo il giorno del nostro matrimonio, celebrato a Lugano: il prete ci ha scrutato a lungo negli occhi… Si deve essere convinto, perché ci ha sposati». Teddy Reno ci parla dell’importanza della fede per lui e Rita. «Siamo entrambi molto credenti: alla domenica alle 17.30 andiamo a Messa qui o, al mattino, a Sagno, che è vicinissimo (la coppia abita da anni in Svizzera, appena dopo il confine, ndr).

Cerchiamo di mettere in pratica il Vangelo che predica bontà e perdono e che è alla base di ciò che ci insegna adesso il nostro papa Francesco». Una fede vissuta giorno per giorno, negli alti e bassi della vita, con Rita operata d’urgenza al cuore, «le ore più lunghe della mia vita», dice Teddy Reno, e lui stesso operato qualche anno dopo. Una coppia riservata, due personalità estroverse, complementari: Rita dalla vitalità inesauribile, che sorprende Teddy Reno ogni giorno, e lui grande musicista, talent scout dal fiuto infallibile.

Ma la vita riserva tante sorprese. «Alla vigilia del Natale 2013, Rita riceve una telefonata. È un signore che si professa suo ammiratore e parla in una maniera particolare, con un leggero accento sudamericano. Mia moglie lo ringrazia e gli chiede: che fa di bello nella vita? E lui risponde: mi chiamano papa Francesco. Rita non ci crede: non si fanno questi scherzi, dice. Poi è seguito un invito formale per un’udienza privata il 12 febbraio 2014 con tutta la famiglia. Ci ha sconvolto la vita l’incontro con questo Papa. È stata un’emozione indescrivibile: ci siamo trovati di fronte a un uomo immenso, di un’umanità e umiltà commoventi. Un uomo che vuole stare in mezzo alla gente, che appena può schiva le auto blindate e va incontro a tutti. L’udienza è stata lunga: ha avuto parole che si sono incise dentro di noi, di una semplicità che tocca il cuore.

Parlando gli ho citato la mia canzone Addormentarmi così, che in Argentina era conosciutissima, e gliel’ho cantata. Gli ho rammentato che negli stadi i tifosi delle due squadre più famose, il Boca Juniors e il River Plate, se la cantavano storpiandola. Si è ricordato e ha riso. Tra il serio e il faceto mi ha guardato e mi ha detto, in spagnolo, “pero la proxima vez tendra que cantarme un tango argentino a la manera de los grandes tangueros como Carlos Gardel”. Ci ha regalato dei rosari benedetti e Rita un cofanetto con dei suoi dischi recenti. Era felice. Poi, stavamo uscendo – l’avrei baciato in quel momento – quasi ci corre dietro e chiede a Rita: “Signora me lo potrebbe anche firmare?”. Rita per poco sveniva!». «A distanza di quasi un anno dall’incontro con il Papa ne parliamo tutti i giorni come fosse avvenuto ieri. Un Papa che sta facendo un gran bene, con tanto coraggio: si capisce che ha una forza spirituale che gli fa superare qualsiasi timore.

Sia io che Rita preghiamo tutte le sere per lui e per il suo benessere, perché possa andare avanti a fare il suo lavoro. A maggio ci ha preoccupato quando ha detto: “Pregate per me che sono un po’ malato e un po’ anziano, ma non tanto”. Da quel giorno entrambi siamo in apprensione. Avevo conosciuto anche Paolo VI: ma lui era il Papa e io un cantante. Parlando con papa Francesco poco mancava che gli dessi del tu. È la persona che io e Rita abbiamo amato di più al di fuori dei familiari, perché ti acchiappa con questa semplicità vera che lui possiede.

Ho composto una canzone per lui, uno swing tango, dal titolo Uno come noi,  nel cd, Teddy Reno 70 anni. In Vaticano già lo trasmettono: “Papa Francesco è uno come noi, che quando parla ti dice buongiorno, buonasera, buon appetito”. Dentro c’è un’altra canzone che mi sta a cuore: L’altra metà di me, che dedico a Rita».

(foto in testata: Ansa)

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