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#staiserenoMatteo: tutti quelli che lo vogliono rottamare

29/09/2014  Non ci sono solo la minoranza del Pd e i sindacati. Anche molti imprenditori, come Della Valle, o giornalisti, come de Bortoli, ora lo denigrano.

Lui li chiama gufi, parrucconi e rosiconi, come Massimo SD'Alema, che voleva diventare Mr Pesc e oggi lo critica. Ma non ci sono soltanto i politici nella lista nera di Matteo Renzi. Ogni giorno se ne aggiunge qualcuno. Uno degli ultimi è Diego Della Valle, che il Matteo Renzi da Firenze lo chiama “il sòla”, ovvero una persona che non mantiene ciò che promette.Pensare che ci sono stati giorni in cui era tutto un innamoramento tra lui e il premier. Quante volte li abbiamo visti passeggiare quasi mano nella mano per le stradine intorno a Piazza della Signoria? Il patron delle Tods non esitò a dire che aveva votato per lui alle primarie. E spostò addirittura di un giorno una missione all’estero per rimanere in Italia e votarlo alle Europee, il 25 maggio. Non parliamo poi della Viola, ovvero della Fiorentina, che da quelle parti è una passione simile a una malattia contagiosa e ha sempre visto sindaco e patron insieme in tribuna. Poi però qualcosa è cambiato, tutto sembra acqua passata.

L’altra sera a Otto e mezzo condotto da Floris, Della Valle, nel commentare la visita alla Fiat Chrysler di Detroit da parte di Renzi, ospite di Marchionne si è esibito in una lista di improperi: “Renzi ha fatto tilt è in stato confusionale, pensa di poter dire qualunque stupidaggine e contraddirla il giorno dopo. Dice che combatte i poteri forti ma oggi era a casa di un potere forte. Renzi non ha mai lavorato e quindi non può parlare di lavoro come noi. Pensavo fino a qualche mese fa che potesse essere una risorsa per il Paese e invece non ha fatto una sola cosa di quanto ha promesso. L'unica iniziativa è stata dare gli 80 euro, copiando quello che ho fatto io nella mia azienda”. E avanti così per mezza trasmissione.

Ultimamente alla lista si è aggiunto il direttore del Corriere della sera. Un recente, durissimo editoriale di Ferruccio de Bortoli parla di una squadra di governo imbarazzante per quanto è debole (a parte Padoan) e scrive di sentire nel Patto del Nazareno con Berlusconi “stantio odore di massoneria”. E Renzi come reagisce a quest’ondata di sfiducia? A Della Valle, che vuol fargli scarpe, non replica direttamente. Continua a parlare genericamente di lotta senza pietà ai poteri forti, ma c’è chi si accontenterebbe di qualche provvedimento forte. Come i vescovi italiani, che per bocca del segretario generale Nunzio Galantino chiedono “basta slogan” e auspicano che l’agenda della politica vada ridisegnata dando priorità a famiglia e lavoro. “Renzi è simpatico”, dice monsignor Galantino, ma non può bastare.

Poi naturalmente ci sono i cari vecchi nemici, i cari vecchi “gufi”, come li chiama lui: la minoranza del Pd al completo, da “Fassina Chi” a Massimo D’Alema.  Senza contare i sindacati, affrontati duramente a brutto muso, sbatacchiati per tutto il corso della legislatura.Insomma, per riassumere, i giornali moderati cominciano a mal digerirlo, il vecchio amico imprenditore gli dà del sòla, i vescovi italiani lo sferzano, i sindacati e la minoranza del Pd lo attacca frontalmente. E solo per giocare in casa, perché dalle parti di Bruxelles, di Bonn e di Francoforte, si stanno innervosendo per le riforme che non arrivano e la stampa internazionale gli mette in mano un gelato. Non è un bel momento per mister 40 per cento. Certamente è finita la luna di miele. Gli restano Sergio Marchionne e Silvio Berlusconi, non propriamente due di Centrosinistra.  Ogni tanto Matteo si manda da solo un tweet: #staiserenoMatteo.

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