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Bergoglio e il cinema
 

Perché il Papa ama il film "I bambini ci guardano"

27/03/2017  A San Siro Francesco ha confermato il suo amore per il cinema italiano citando la pellicola di Vittorio De Sica e invitando a riscoprire i capolavori del neorealismo, definendoli «una vera catechesi di umanità»

Dopo La strada di Federico Fellini, papa Francesco ha confermato il grande amore che nutre per il cinema italiano citando a San Siro durante nell'incontro conclusivo della visita a Milano I bambini ci guardano di Vittorio De Sica.«I bambini ci guardano come dice il film di Vittorio De Sica, e non immaginate quanto soffrono quando i genitori litigano. Se si separano il conto lo pagano loro. I bambini se litigate soffrono… Riescono a captare tutto, si accorgono di tutto e dato che sono molto intuitivi, sono furbissimi, ricavano i loro insegnamenti. Abbiate cura della loro gioia della loro speranza. I loro occhietti capiscono se li ingannate. E vedono se la fede vi aiuta ad andare avanti». E poi ha aggiunto: «Quei film italiani del dopoguerra sono stati una vera catechesi di umanità. Cercateli!». 

In realtà il film di De Sica fu realizzato tra il 1942 e il 1943 e uscì solo l'anno dopo, in piena guerra quindi. Ma è unanimente considerato, con "Ossessione" di Visconti e "Quattro passi tra le nuvole" di Blasetti, uno dei precursori del Neorealismo, il movimento che con Roberto Rossellini e proprio Vittorio De Sica dal 1945 impose il cinema italiano in tutto il mondo con il suo racconto scarno ma intriso di un'altissima poesia delle vicende degli umili, uomini, donne e bambini, che con la loro forza d'animo e provano a resistere in un mondo ancora profondamente segnato dalle crudeltà della guerra.

I bambini ci guardano, tratto dal romanzo Pricò di Cesare Giulio Viola, segnò la prima collaborazione di De Sica con Cesare Zavattini e il primo tassello di una trilogia di capolavori sull'infanzia che comprende Sciuscià e Ladri di biciclette. Fu anche il primo film in cui De Sica non comparve come attore, una scelta compiuta per marcare il distacco dalla sua precedente carriera di divo del cinema dei "telefoni bianchi", interprete di tante commedie disimpegnate.

Il ruolo di protagonista andò a Luciano De Ambrosis, un bambino torinese di cinque anni che offrì un'intensa interpretazione di Pricò, piccolo che vive in un quartiere popolare di Roma e soffre per la separazione dei genitori, causata dalla relazione di sua madre con un altro uomo. Il padre tenta di proteggerlo in tutti i modi, ma il bambino assiste con occhi sempre più smarriti alle cattiverie e all'indifferenza di adulti concentrati su loro stessi e sulle loro meschinità. Gli occhi di Pricò sono gli stessi di Edmund, il bambino che vaga per le macerie di Berlino in Germania anno zero di Rossellini del 1948 e di tutti gli altri piccoli che ancora oggi ci chiedono solo una cosa: che, come ha detto papa Francesco, la loro gioia e la loro speranza siano rispettate. Per questo è importante scoprire e rivedere questi film meravigliosi che non hanno età.

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