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venerdì 24 maggio 2024
 
Dopo tutto
 
Credere

Un uomo resta un uomo, anche se si percepisce e si definisce come donna

28/03/2024  Le teorie del gender sono pericolose perché, come dice il Papa, «cancellare la di-fferenza è cancellare l’umanità» Dalla rubrica di Credere "Dopo tutto" di Monica Mondo

A man is a man. Così gridavano i seguaci di Martin Luther King contro la discriminazione dei neri d’America. A man is a man. Non “un ebreo” o “un palestinese” ma semplicemente un uomo. Ma “a man is a man” significa anche che “a woman is a woman”, una donna è una donna. Che nell’uguaglianza dei diritti della persona, le di­fferenze contano. E non sono tre, dieci, cento. Sono due, uomo e donna, maschio e femmina, con estremo rispetto di chi si sente fuori posto, di chi è a disagio nel sesso che gli ha dato la natura. Si farà di tutto per accompagnarlo, sostenerlo, difenderlo, per come si sente, per come si pone. Ma se è uomo resta uomo, se donna resta donna. Ora questa evidenza, questa esperienza primaria, rischia di mandarci in galera, se professata. In pochi anni siamo passati dal giusto riconoscimento di una differenza all’esaltazione della differenza, all’imposizione della differenza come valore assoluto e quasi come miglior opzione esistenziale. In Scozia dal 1° aprile diventerà esecutivo l’Hate Crime Act. Punizioni per chi esprime un’opinione contraria a quella sull’identità di genere.

Facciamo qualche esempio: sei una storica femminista, abituata a combattere per il riconoscimento delle donne in ogni campo e ritieni che un uomo, che si considera donna, continui a rimanere un uomo. Sei un’atleta, nuoto o pugilato che sia, e ritieni che il tuo avversario uomo, che si dice donna, continui a essere un uomo, e che debba quindi gareggiare nelle categorie degli uomini, non nella tua. Sei un magistrato, e devi punire per un crimine un uomo trans che si dice donna e pretende il carcere femminile, mentre tu ritieni sia destinato a quello maschile. Potresti in questi tre casi essere accusato di crimine d’odio, arrestato, processato, condannato. E basterà esprimere un dissenso, sui giornali o sui social, per essere perseguiti in violazione della nuova legge, che risponde a un montante sentimento d’odio, intollerante e discriminatorio.

La più ricca donna del Regno Unito, la più amata e applaudita scrittrice del nostro tempo, J.K.Rowling, la mamma di Harry Potter, ha rischiato l’arresto e soffre da anni un linciaggio mediatico per la sua determinazione ad affermare ciò che è: un uomo è un uomo, una donna è una donna. A non utilizzare mai l’ambiguo termine gender ma a insistere sul sex. A non dare copertura a chi, scardinando il concetto di donna, protegge di fatto chi molesti le donne. A chi spinge le famiglie ad assecondare le presunte disforie di genere dei propri figli presto, troppo presto, favorendo un’identità transgender a botte di ormoni.

La storia recente ci insegna che le presunte idee di progresso si trasformano in leggi che per contagio dilagano in tutti i Paesi occidentali. Non vorremmo trovarci di nuovo impreparati quando capiterà anche qui, o quando resteremo l’unico Paese europeo “troppo cattolico”, “troppo retrogrado”. Non vorremmo che venisse censurato e processato il Papa che continua, nella trascuratezza della stampa che conta, a dire che l’ideologia gender è «pericolosissima» perché «cancellare la differenza è cancellare l’umanità».

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