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venerdì 01 marzo 2024
 
cinema
 

«Vi porto alla scoperta di Giuda, uno di noi»

10/03/2023  A colloquio con Andrea Carabelli, regista e attore del film dedicato all'apostolo del Vangelo presente su You Tube, basato sui testi della Visionaria Valtorta, da cui è stata tratta anche una versione drammaturgica

Gesù non può oltrepassare la soglia della libertà dell’uomo. Il suo bene non è impositivo ma attende che l’uomo si salvi attraverso un sì libero e consapevole. Questo è il tema portante del mediometraggio (poco più di un’ora) Io sono Giuda, tratto dall’Evangelo della visionaria Maria Valtorta e anche libro per Edizioni Ares con riscrittura drammaturgica dell’autore teatrale e sceneggiatore Giampiero Pizzol.

l film, girato tra Matera e Milano nel 2021, gratuitamente visibile in versione integrale su YouTube (32000 visualizzazioni in tre settimane), è diretto con originalità di lettura ma senza stravaganze da Andrea Carabelli, che interpreta il personaggio principale, e Matteo Bonanni.

Al centro l’importanza dei dialoghi, l’intensità del rapporto fra Giuda e Gesù, che impone riflessioni intimistiche sulla figura di Giuda e sulla sua umanità. In Giuda al di là del male c’è del bene, del buono? C’è un altro Giuda che noi non conosciamo? Tutti noi siamo potenzialmente Giuda?

Dall’opera monumentale di Maria Valtorta, che negli anni ’40 sotto dettatura divina raccoglie tutti gli eventi della vita di Gesù, poi ordinati in dieci volumi, viene estrapolata e riscritta drammaturgicamente una delle figure più discusse della vita di Gesù, uno di quei dodici apostoli che secondo il Nuovo Testamento lo tradì per trenta denari attraverso il gesto di un bacio.

«Ci troviamo di fronte un uomo con tutte le caratteristiche che un uomo deve avere. La prima sensazione che abbiamo è quella di sbarazzarci dell’equivoco di avere davanti un malvagio nel senso teatrale del termine. Giuda non è l’antagonista lontano da noi che spesso ci immaginiamo», spiega Andrea Carabelli. «Per certi aspetti, tra i discepoli era anche il migliore, sapeva occuparsi degli affari economici, pubblici, dispensava consigli, si coordinava con i Romani, con gli Ebrei. Questo è il primo tratto di Giuda che volevamo porre in evidenza e da qui è derivato il titolo. L’impressione che si ha guardando il film è che a un certo punto lo spettatore dica ‘io sono Giuda’, ‘io posso esserlo’. Il film interroga, ci risucchia dentro».

L’opera, che ha una natura teatrale, da ascoltare prima che da vedere, è un modo per raccontare Giuda anche ai più giovani concretizzandolo nella contemporaneità. Con un escamotage narrativo che è il fil rouge della narrazione.

«La cornice è quella del rapporto fra Giuda e Pietro, altro personaggio del film insieme a Maria, Gesù e un fariseo. Non si dà spazio a nessun ornamento secondario, è tutto concentrato lì, con dialoghi molto intensi», racconta Andrea Carabelli. «Mi sono immaginato, dal punto di vista registico, Giuda in una prigione che si è costruito da solo. Giuda e Pietro hanno una sorta di dialogo post mortem, come se Giuda avesse già commesso tutto quello che ha commesso fino a ritrovarsi dentro una gabbia a parlare di fronte a Pietro che ne sta al di fuori. L’idea alla base è che l’uomo si imprigiona quando si chiude in se stesso, perché alla fine Giuda fa questo, non allunga la mano a Gesù. È come se Pietro chiedesse a Giuda spiegazioni, che cosa fosse successo. E qui entrano in gioco i flashback in cui si inseriscono le scene».

Ma perché Giuda interagisce proprio con Pietro?  «Loro due hanno molte cose in comune, in fondo sono entrambi traditori. Il vero peccato di Giuda non è che ha tradito Gesù, ma che si è sentito impossibilitato a essere perdonato. Ed è lì che pecca di onnipotenza, è come se si giudicasse da solo. Questa è la grande differenza tra lui e Pietro, che al contrario piange di dolore e va a chiedere perdono a Gesù. Il loro è un confronto che ci fa capire tante cose. Entrambi sono arrivati a gesti estremi, ma uno per il bene, l’altro per il male. Da qui il dramma dell’uomo su cui riflettere, ossia cosa scegliere, per chi o per cosa dare la vita».  

Gesù sa guardare Giuda nel modo più umano possibile. «È come se Gesù ogni volta gli ponesse davanti un’opzione tra l’amare se stesso o l’amare chi lo ama davvero, tra il concentrarsi solo sulla conoscenza o sulla volontà, tra l’avere la preoccupazione di cercare o di seguire. Gesù mettendolo nella condizione di scegliere gli sta tendendo la mano per salvarlo, o meglio per far sì che Giuda si salvi da solo scegliendo il bene. Gesù non può salvare Giuda senza la sua libera decisione in tal senso, altrimenti sarebbe come trattarlo da schiavo. Questa è anche l’opzione di scelta cui è chiamato l’uomo. C’è un bellissimo momento in cui Gesù si inginocchia di fronte a Giuda tendendogli la mano e dicendogli che pur di avere un suo sì, una sua richiesta di perdono, sarebbe stato disposto a rifare la Passione per altre due volte».

Gesù non è mai ripreso frontalmente per concentrare tutta l’attenzione sul punto di vista di Giuda, sulla soggettiva. «È Giuda a essere inquadrato. Gesù è una presenza che gli sta accanto, di cui si sente la voce, di cui si intravede il particolare della mano, della veste, della nuca, ma al tempo stesso si distingue da lui. Gesù è uomo ed è altro dall’essere uomo, è presente ma senza avere la stessa fisicità di Giuda».

Di Maria Valtorta: «Abbiamo fatto un lavoro di modernizzazione della lingua, perché lei usava un linguaggio colto, aulico. È molto potente e visiva nella scrittura, attraverso le sue visioni crea immagini cinematografiche vere e proprie. Il verbo che più usa è ‘vedo’, ossia descrive quello che vede, con dovizia di particolari. Non c’è mai una scena che si colloca in una situazione astratta. In più riesce a farci sentire la presenza di Gesù come una persona umana a tutti gli effetti».

 
 
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