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Zaia, dal trionfo del referendum l'investitura a premier

24/10/2017  Sul piano amministrativo l'esito della consultazione conta poco, ma su quello politico è un terremoto che scuote la Lega e il Centrodestra

Lo straordinario plebiscito referendario sull’autonomia in Veneto (quasi il 60 per cento dei votanti) è soprattutto un trionfo per il governatore Luca Zaia, che ha saputo interpretare le vecchie e nuove istanze autonomiste di una regione da sempre sulla linea di confine tra separatismo e centralismo romano. E ora che succederà? Sul piano amministrativo probabilmente nulla. Veneto e Lombardia vogliono maggiore autonomia soprattutto sul piano dei trasferimenti fiscali. «Vogliamo essere come il Trentino, e riavere sul territorio i nove decimi di quello che versiamo», dice Zaia. Ovvio che il referendum dà anche un primo colpo ai privilegi costituzionali delle Regioni a statuto speciale, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, finora considerati intoccabili. E infatti il governatore ha subito evocato lo statuto speciale anche per il Veneto. I padri costituenti volevano mettere al riparo il Paese dalle fortissime spinte separatiste che caratterizzavano le Isole e i “territori di confine”. Ma è ancora attuale questa visione a oltre settant’anni dalla fine della guerra?

I governatori delle due Regioni tratteranno con l’attuale Governo, e soprattutto con il prossimo, sulle cosiddette materie concorrenti (quelle che si possono contendere con lo Stato) elencate nell’articolo 117 della Costituzione. L’eventuale intesa dovrà poi essere tradotta in una proposta di legge che il Parlamento dovrà approvare a maggioranza assoluta.

Nonostante la conclamata disponibilità a trattare espressa da Gentiloni, i due governatori si troveranno davanti a un muro di ghiaccio: lo Stato non ha mai concesso un granché della sua potestà legislativa. Al contrario, se ripercorriamo gli ultimi vent’anni, scopriremo che al netto di tutti i proclami dei partiti lo Stato ha accentrato i suoi poteri. La situazione non cambierà nemmeno se a marzo dovesse affermarsi una coalizione di Centrodestra.

Ma è chiaro che la vittoria referendaria si carica di significati politici. In primo luogo la Lega, che ha promosso i referendum, può vantare un maggior peso nella spartizione dei collegi previsti dalla nuova legge elettorale (il cosiddetto Rosatellum). E anche all’interno della Lega sembrano prevalere quelle spinte autonomiste e federaliste che il segretario Salvini aveva abbandonato per dare al suo partito un’impronta nazionalista. Il risultato del referendum è soprattutto un’investitura di Luca Zaia per un eventuale prossimo Governo di Centrodestra. «Io rimango in Veneto», ha detto subito dopo la chiusura delle urne. Ma è chiaro a questo punto che è lui l’asso della Lega da gettare sul tavolo della coalizione per il ruolo di premier della prossima legislatura. Zaia è insomma uno degli eredi più accreditati di Paolo Gentiloni in caso di vittoria del Centrodestra alle prossime elezioni.

 

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