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domenica 19 settembre 2021
 
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Zamagni: «In economia Draghi la pensa come il Papa. O quasi»

08/02/2021  Parla l'economista che è anche presidente dell'Accademia delle Scienze del Vaticano. «E' un cattolico serio. Ma a marzo sbloccherà i licenziamenti, toglierà il reddito di cittadinanza a chi non ne ha bisogno ed eviterà di sostenere le aziende decotte»

Stefano Zamagni.
Stefano Zamagni.

Professor Zamagni, lei conosce bene Mario Draghi …

«Come no, lo conosco da almeno 35 anni, anche se lui è più giovane di me. Tra le altre cose ha insegnato all’Istituto Cesare Alfieri, l’ateneo di scienze politiche di Firenze da cui è uscita una buona parte della classe dirigente del Paese, dove insegnava anche mia moglie Vera, anche lei economista. Poi andò via, per approdare alla banca d’affari Goldman Sachs …

L’economista Stefano Zamagni, instancabile divulgatore dell’economia civile, padre degli studi del Terzo settore, docente emerito di economia a Bologna, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze sociali, è di ottimo umore, preso da mille impegni, a 78 anni. Ha anche trovato il tempo di fondare un partito di ispirazione cattolica, dal nome “Insieme” («possiamo arrivare al 20 per cento»). E poi le conferenze, le lezioni alla John Hopkins University, le letture, i viaggi…

Lei che lo conosce da vicino, che tipo è? Draghi è così austero anche in privato?

«Altroche. Per farlo sorridere bisogna fargli il solletico ai piedi. Non sembra nemmeno un romano. E’ un nordico, fondamentalmente, sembra più un olandese, un norvegese, un tedesco della Westfalia. Tirato, magro.  Del resto chi si occupa di finanza deve essere un po’ così. L’ha mai visto un pacioccone nei salotti della finanza?».

E’ stato lei a proporlo nel consiglio della Pontifica Accademia delle Scienze sociali, che si riunisce nella meravigliosa Casina Pio IV, perla dei Giardini vaticani….

«Certo che l’ho proposto. Anche perché è molto preparato, competente e onesto intellettualmente. Ha una visione dell’economia di mercato che non è esattamente quella che è favorita da papa Francesco, ma è analoga nei suoi obiettivi e nelle sue linee guida. Del resto per accedere all’Accademia servono fondamentalmente due cose: la competenza (e di questo me ne incarico io insieme al cancelliere, il vescovo argentino Marcelo Sànchez Sorondo) e la cosiddetta “probità”, ovvero la fama morale di galantuomo, di cui si occupa la Segreteria di Stato. In accademia ci sono credenti e non credenti e quindi l’adesione non è in base al proprio credo. Non ci sono censure, tutti possono parlare liberamente. La composizione va nella direzione della parità di genere, stiamo per raggiungere il 50 e 50».

Draghi comunque è un credente.

«Verissimo, è molto cattolico. Un cattolico serio». 

In cosa differiscono la visione di Francesco e quella di Draghi?

«La dottrina sociale della Chiesa è basata su principi che rimangono sempre gli stessi. La declinazione di tali principi invece si rapporta al contesto storico. Questo papa ritiene che il modello tuttora dominante di economia di mercato capitalistico non sia più adeguato a raggiungere i tre obiettivi fondamentali: sostenibilità ambientale (e sfido chiunque a negarlo); abolizione delle diseguaglianze e centralità della persona umana. Questo modello di economia di mercato sta distruggendo l’ambiente in una misura talmente preoccupante che tutti ne parlano. Inoltre ha aumentato le diseguaglianze sociali, che sono anche un impedimento al processo di sviluppo. Terzo: questo modello di economia di mercato restringe gli spazi della pubblica felicità. A questo punto basterebbe che uno citasse l’ultimo libro di Angus Deaton, Deaths of despair and the future of capitalism: un libro agghiacciante che mostra come negli Usa i suicidi e le morti legate alle depressioni hanno raggiunto dei picchi scandalosi».

E in che cosa si differenzia Draghi?

«Anche Draghi condivide tutto questo. Tanto è vero che il titolo del programma di governo che vedrà presto la luce come premier è “coesione sociale”.  E’ questo il suo obiettivo. Ciò su cui ci possono essere differenze sono gli strumenti, non i fini, ma si tratta di differenze minime forse lui è più favorevole al libero mercato, è meno propenso a correttivi e limitazioni, e non potrebbe essere diversamente essendo un uomo della finanza. Certo gli strumenti che predilige non sono quelli del Conte giallo-verde o del Conte-giallo-rosso».

E cioè?

«Niente sussidi a pioggia. Come il reddito di cittadinanza, niente assistenzialismo, ma sussidi mirati per chi non ce la fa. Penso al reddito di cittadinanza perché si sono ingrossati i portafogli di chi non ne aveva bisogno. E niente finanziamenti a imprese decotte, incapaci di risorgere, di spiccare il volo perché obsolete e incapaci di reagire alla crisi».

Viene in mente Alitalia.

«Alitalia è un caso esemplare. Bisognava intervenire e invece si è lasciata l’azienda a cuocere fino a quando è diventata decotta».

Che succederà quando a fine marzo scadrà il blocco dei licenziamenti?

«Succederà che il blocco non verrà prorogato e che molte aziende dovranno chiudere e molta gente rimarrà senza lavoro. Ma non per colpa degli astri, della pandemia o di Draghi, ma perché i loro managers non hanno capito che andavano posti dei rimedi ben prima della pandemia. Ecco allora il vero punto interrogativo: i partiti che fino a ora hanno implementato politiche di tipo assistenzialistico come i Cinque Stelle o come la Lega con la quota 100 continueranno a sostenere Draghi? Idem per il Pd. I partiti hanno continuato a dare aspirina a un paziente che doveva essere operato».

E ora è arrivato il chirurgo …
«Sì ma il chirurgo rimuove il tumore e salva la vita. L’aspirina è solo un placebo o un antidolorifico che non risolve nulla o crea la piaga purulenta. Chi dei due mi salva veramente? I sussidi non evitano i licenziamenti, semplicemente differiscono il momento in cui arriveranno».

Il Terzo Settore ha salutato Draghi con giubilo …

«E come potrebbe essere diversamente? Lo sanno anche i bambini che i due governi precedenti di Conte non solo hanno penalizzato ma hanno boicottato la legge di riforma del Terzo Settore, che è una cosa gravissima. Era entrata in vigore nel 2018 ma i provvedimenti più importanti non sono stati emanati. I 5 Stelle sono contrari alla logica del Terzo settore che è quella della sussidiarietà. Il Terzo Settore non ne poteva letteralmente più di Conte uno e due. Nella gestione della pandemia è stata fatta una concorrenza sleale perché si sono fatti raccogliere i fondi, utilizzando la Tv per lanciare messaggi, alla protezione civile sottraendoli indirettamente alle cooperative del Terzo settore. Sapesse quante cooperative sociali hanno dovuto chiudere».

 

 

 

 

 

 

 

 

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