«Una manifestazione estremamente pacifica con decine di migliaia di giovani, famiglie, associazioni, sindacati, gente comune» Secondo gli organizzatori, a dare sostegno allo Spin Time, nel pomeriggio del 19 settembre, c’erano 50mila persone. Tra queste anche don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea, e, da un anno coordinatore della piattaforma Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari, all’interno del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. «Si tratta di aiutare i movimenti popolari e le Chiese nel mondo a camminare insieme», spiega il sacerdote. «La Chiesa non dà ai movimenti popolari sostegno politico, ma accompagnamento pastorale, qualcosa di molto diverso e anche di più profondo. E questo vale anche per lo Spin Time». La palazzina, che acquisto fama internazionale durante il Covid quando l’elemosiniere vaticano riattaccò la corrente rompendo i sigilli, è stata sgomberata in seguito a un principio di incendio, ma da mesi si susseguono manifestazioni e presidi per salvaguardare tutto quello che era stato costruito in questi anni. «La Chiesa, in queste situazioni», continua don Ferrari, «cerca di accompagnare facendosi prossima con un ruolo, dicevo, non politico, ma pastorale. Il dato significativo di questa manifestazione è che ci sono tantissimi giovani, tantissimi ragazzi che si son stretti pacificamente attorno a questa comunità e soprattutto e a ciò che essa ha rappresentato e rappresenta e che chiedono che non vada disperso tutto quello che è stato costruito in questi anni».

Don Mattia Ferrari assieme ai giovani durante la manifestazione in favore dello Spin Time

Ecco cosa ha costruito Spin time in questi anni?

«È stata una comunità capace di unire i diversi mondi, di costruire ponti attraverso una solidarietà concreta e diffusa, di riscattare moltissime persone dalla sofferenza e dall’esclusione sociale. Le tante persone che sono state riscattate dalla comunità di Spin Time hanno poi riversato all’esterno questa solidarietà».

In cosa si è concretizzata questa solidarietà?

«In tanti servizi offerti al quartiere. È stata una comunità aperta, accogliente e solidale. Che non solamente generava solidarietà al suo interno, ma la riversava sul territorio. Parlo del doposcuola, degli sportelli sociali per i migranti, dei pasti dati ai senza tetto. Per questo siamo qui, perché questo movimento popolare non cerca giustizia solo per se stesso, ma per tutti. Ho visto con i miei occhi la scuola, lo sport, le associazioni ricreative. Spin Time è stato anche uno dei fondatori del Polo civico Esquilino, la rete che riunisce varie associazioni del quartiere».

E il quartiere sta sostenendo Spin Time?

«In buona parte sì. Vedo i genitori che hanno i figli in classe con i bambini dello Spin Time, chi fa sport con loro nei centri ricreativi, tantissimi, con il progetto Casa Esquilino hanno accolto in casa loro persone di Spintime. Poi, è chiaro, c’è anche chi non è d’accordo, ma quelli che hanno conosciuto dal di dentro lo Spint time sono assolutamente solidali con loro. Chi ne ha conosciuto la carne, chi ha vissuto questa solidarietà fortissima fatta soprattutto di relazioni sa che questo è il valore più grande».

Come hanno fatto famiglie poverissime a essere solidali con chi era all’esterno?

«SI sono messe al servizio. Questo è il miracolo della solidarietà. Gli stessi abitanti più poveri dell’Esquilino ricevevano la cena dalle famiglie dello Spin Time. È una cosa umanamente inspiegabile, è un po’ come la moltiplicazione dei pani e dei pesci: quando i poveri e gli esclusi si mettono insieme per condividere il poco che hanno quel poco, grazie alla potenza misteriosa e miracolosa dell’amore di Dio, è come se si moltiplicasse. Ne sono stato testimone oculare. Ho visto famiglie poverissime che si mettevano insieme e andavano a portare la cena alle persone povere del quartiere. E quante persone senza casa sono state aiutate… Il punto è che non rivendicavano il proprio diritto e, una volta sistemata la propria situazione, si disinteressavano degli altri. Al contrario».

Uno dei risultati è stato il portare a zero l’abbandono scolastico.

«Spin Time aveva al suo interno una grande comunità educante che raccoglieva volontari e attivisti. Non era solo per lo Spin Time, ma per il quartiere, fatta di una rete che metteva insieme l’associazione genitori della scuola elementare di Donato, il centro sportivo di basket e di calcio, il doposcuola. Insomma tutto questo ha fatto sì che si compisse un miracolo sociologico. A Roma la dispersione scolastica è attorno al 10 per cento. I sociologi ci dicono che aumenta se i genitori non hanno il diploma. Qui la dispersione scolastica è stata azzerata».

Come è stato possibile?

«La vera differenza è quella tra la solitudine e la comunità. Grazie ad anni di doposcuola e scuola popolare, che, ripeto, non è stata fatta solo per i ragazzi di Spin Time, ma per tutto il quartiere, hanno fatto sì che si arrivasse a questo risultato. Papa Leone dice ai movimenti popolari che questo è il miracolo della solidarietà».

Quindi il problema non è solo quello di trovare una collocazione alle famiglie?

«No. Quello è il livello immediato e siamo contenti che le famiglie avranno casa popolare. L’obiettivo più profondo, però, è quello di preservare, custodire e promuovere una comunità che si è creata dentro lo Spintime e con tutto l’Esquilino».

L’obiezione principale però è che tutto ciò nasce da un’occupazione abusiva.

«Certo, la nascita di Spin Time è avvenuta dall’occupazione del palazzo ad opera del movimento Actions. Era il 2013 e nacque un movimento di persone che erano escluse dal diritto alla casa. Fu un gesto, condivisibile o meno, di disobbedienza civile. Ci tengo a precisare che va sempre distinta l’illegalità delle mafie dalla disobbedienza civile. Fu occupato un immobile vuoto da persone che, pur avendo diritto alla casa, ne erano prive. Dopo quel gesto lì dentro è nata la comunità. Adesso però noi siamo chiamati a guardare la realtà, non a fare discussioni ideologiche se era o meno legittima l’occupazione originaria. Dobbiamo fare discernimento e vedere ciò che c’è di buono e, se qualcosa non va, correggerlo. Lo sguardo, però, deve andare in profondità. Non si può fare ideologia sulla pelle dei poveri. Che la legalità sia importantissima lo abbiamo sempre detto. In questi anni Spin Time ha chiesto sempre di essere regolarizzato, non ha mai cercato l’illegalità, anzi ha intrapreso un dialogo con le istituzioni proprio per mettere le cose in regola. Questo è fondamentale. La legalità è importantissima e va perseguita con il dialogo e con la ricerca condivisa della giustizia, non può essere uno slogan».

Per i ragazzi che seguivano la scuola si riesce a mantenere la continuità didattica?

«Al momento sì perché il municipio e il Comune stanno aiutando a farlo. E anche perché questa grandissima comunità educante dell’Esquilino sta facendo un grandissimo lavoro».

Quali sono i prossimi passi dopo la manifestazione?

«Innanzitutto ci auguriamo che si trovino i modi per custodire e promuovere la comunità e quindi per tenerla unita e radicata nel territorio. Questo serve non solo alla comunità di Spin Time, ma a tutto il quartiere. Poi chiediamo che lo stabile di via Santa Croce in Gerusalemme 55, sul quale come sappiamo sono state fatte grandi speculazioni finanziarie, diventi pubblico».

Peraltro il palazzo fu venduto dal pubblico al privato, ma poi il pubblico continuò a pagare un ingente affitto superiore al prezzo stesso di vendita. E ora una delle ipotesi è che diventi un hotel di lusso.

«Abbiamo letto sui giornali di questo. Non abbiamo elementi per sapere se sia così. Però c’è una trattativa aperta con il Comune perché noi chiediamo che continui a essere un immobile della comunità e che la speculazione finanziaria e la rendita non prevalgano sugli interessi della gente povera del quartiere. Perché questo è un altro punto. Anche i poveri hanno diritto di abitare in questi quartieri e di non essere esclusi verso le periferie. È una delle questioni emerse. Come pure quella se contano di più i diritti dell’umanità, delle comunità degli esclusi o se contano di più i diritti delle società finanziarie acquisiti tramite speculazione».