«La tragedia è iniziata quella notte ma dura sempre: solitudine, spaesamento, distacco forzato dalla propria comunità. Oggi sappiamo che il percorso è ancora lungo, ma sappiamo anche che c'è futuro».

Sono parole dure e accorate, speranzose, quelle del presidente della Cei, Matteo Zuppi, mentre celebra – ieri, lunedì 24 agosto - la Messa presso l'area Sae di Pescara del Tronto, ad Arquata del Tronto, in occasione del decimo anniversario del sisma che colpì il Centro Italia. Erano le 3:36 del 24 agosto 2016 quando una potente scossa di terremoto di magnitudo 6.0 colpì l'Italia centrale, devastando il borgo di Amatrice e i comuni vicini come Accumoli e Arquata del Tronto. Il sisma ha raso al suolo gran parte del paese causando 299 vittime.

«Non promesse» sprona Zuppi, «ma lavoro, di tutti, ciascuno nelle proprie funzioni e responsabilità tutte importanti, con la forza di quella solidarietà che tanto ha consolato in quei giorni terribili». «Nel ricordo» ha anche detto il presidente della Cei «ci misuriamo con il mistero della terribile, inquietante forza distruttrice del terremoto, le cui conseguenze non finiscono con l'ultima scossa. Anche per questo sentiamo insopportabile la così diffusa cultura della potenza, che rovina la convivenza, le cose, e scatena violenza e guerra che tutto distrugge».

«Del terremoto» osserva Zuppi «conosciamo le conseguenze del male. Della guerra le responsabilità sono chiare, così come le complicità e tutto quello che favorisce quel vortice di violenza e di odio che poi nessuno riesce più a governare. La domanda di rinascere la portiamo nel cuore per le conseguenze di quei minuti drammatici, che sono segnate da queste pietre e che avete ricordato questa notte. Partiamo sempre da quel dolore quando il cielo crolla addosso e le fondamenta del mondo sono scosse, quando tutto diventa imprevedibile e si rivolta contro».

E ha concluso: «Non vogliamo dimenticarlo. Non possiamo. Riviverlo ci fa sentire l'urgenza di curare le ferite che ha provocato, perché abbiano la cura necessaria».