Il pasticcio delle linee-guida sulla fecondazione eterologa non riguarda solo i contenuti sotto il profilo etico, ma apre ad una serie di valutazioni di ordine istituzionale (e politico) altrettanto decisive. L’entusiasmo di Luca Zaia, presidente leghista del Veneto, nel dichiarare che le Regioni hanno dato un «segnale di civiltà» sostituendosi allo Stato centrale ha centrato esattamente la questione e dovrebbe far suonare un campanello d’allarme dalle parti di palazzo Chigi. A meno che la scelta non sia stata concordata. Qualche dubbio c’è, se non altro perché può sembrare una decisione naturale dopo le discussioni sulla necessità di superare la legislazione concorrente di Stato e Regioni avviata dagli uomini del “cerchio magico” di Matteo Renzi a margine del dibattito sulla riforma del Senato.

In nome della semplificazione e sulla scorta di una disamina non sempre corretta dell’istituto della doppia lettura, l’impeto dei rottamatori ha infilato nello scontro anche la questione della cosiddetta legislazione concorrente, cioè quella a cui concorrono insieme lo Stato e le Regioni. A Renzi non piace, perché è sinonimo di burocrazia, di lungaggini a danno dei cittadini, perché serve a mantenere in vita istituzioni come la Conferenza Stato-Regioni dove i tempi si allungano su materie che invece devono avere corsie veloci di approvazione. Ma legislazione concorrente non significa che Stato e regioni si fanno la concorrenza e quindi allungano i tempi, come la maggior parte dei cittadini è ritenuta a credere dalla polemiche seguite alla riforma del Senato. Affatto. La legislazione concorrente serve ad avere provvedimenti migliori, perché insieme se ne definiscono natura e regole, tenendo conto degli interessi nazionali e dei territori. È prevista dall’articolo 117 della Costituzione secondo la riforma fatta nel 2001.
Quella riforma aveva posto la potestà legislativa dello Stato e delle regioni sullo stesso piano, attribuendone la competenza per materie. Ci sono competenze esclusive dello Stato, per esempio sulla politica estera, sulla difesa, sulla cittadinanza, e competenze concorrenti. Tra queste ultime c’è, tra le altre, la tutela della salute e la definizione dei Lea, cioè i livelli essenziali di assistenza.
Quello che è accaduto con l’eterologa è in buona sostanza un colpo di mano, che sbaraglia l’impianto istituzionale dello Stato.
Ecco perché il leghista veneto Zaia canta vittoria, ritenendo quella che è una mera decisione amministrativa, l’approvazione di linee guida da parte della Conferenza delle regioni, invece una decisione di ordine politico.

Il presidente della Conferenza delle Regioni e presidente del Piemonte, Sergio Chiamparino, è stato più cauto, sottolineando la necessità comunque di un intervento da parte del Parlamento e di un successivo e naturale pronunciamento della Conferenza Stato-Regioni essendo quella della salute materia concorrente. La competenza dell’inserimento delle prestazioni sanitarie delle fecondazione eterologa, costi compresi, è dello Stato, anche se si tratta di pochi euro. Se non è così si stravolge la Costituzione. Ma non c’è solo questo.

La questione della fecondazione eterologa intreccia materia di competenza esclusiva dello Stato, come i diritti fondamentali della persona, per esempio riguardo alla conoscibilità dell’identità dei donatori dei gameti, che richiamano la potestà statale esclusiva in materia di ordinamento civile. Ma ciò accade quando su materie delicate, istituzionali, politiche ed etiche, si lascia lenta la corda e le chiacchiere da bar sport prendono il sopravvento.