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Volete una declinazione pratica della Chiesa “ospedale da campo” di papa Francesco? La troviamo a Milano, in piazza Wagner, non lontano dal cuore della metropoli, nella parrocchia di San Pietro in Sala, a due passi dalla Casa di riposo per musicisti Giuseppe Verdi (e alla nostra sede di via Giotto).
È il 2005 quando un piccolo gruppo di persone con disagio psichico comincia a raccogliersi intorno alla figura di don Domenico Storri, sacerdote, psicologo e psicoterapeuta. Il gruppo cresce, prende il nome di “iSemprevivi” (dal Sempervivum, un fiore montano che nasce tra le rocce, un po’ come la ginestra di Leopardi), arrivano nuovi volontari e professionisti. In pochi anni diventa un punto di riferimento per tutta la città a vantaggio di chi è affetto da malattie mentali. Nel 2009 diverrà associazione di volontariato e onlus che si occupa di persone con disagio psichico, fornendo assistenza anche alle famiglie.
L’opera di don Storri è una declinazione della “Chiesa in uscita”. Oggi può avvalersi di un centro diurno per adulti e uno per gli adolescenti, uno sportello psicologico aperto a tutti, una sorta di pronto soccorso per chi accusa questo disagio, una scuola dei genitori, un supporto alle famiglie, vari laboratori e un’attività molto viva di convegni e seminari, persino tre appartamenti nell’ambito del “progetto Casa”. Si accede privatamente o tramite il Servizio sanitario nazionale.
Quest’anno l’attività de “iSemprevivi” si arricchisce di un’iniziativa, la “Crazy week”, dal 22 al 27 maggio. Una serie di eventi e iniziative per sensibilizzare i cittadini alla scoperta del disagio psichico. C’è un po’ di tutto, dai balli della tradizione salentina ai pomeriggi sportivi, ai concerti di “Allegro moderato” a spettacoli teatrali come “La piccola bottega degli orrori”. Per non parlare di una marcia non competitiva a Milano dall’Arena fino in piazza Wagner.
«La “Crazy week” serve a sensibilizzare l’opinione pubblica su questa malattia, che può colpire tutti, ma anche a creare rapporti, legami, affetti», ha spiegato don Domenico in una conferenza stampa moderata dallo scrittore Marco Pogliani, cui ha partecipato anche l’assessore al Welfare di Milano Lamberto Bertolé (il Comune aveva tra l’altro premiato “iSemprevivi” con l’Ambrogino d’oro nel 2014) . Una patologia che è esplosa con la pandemia. Il lockdown ha fatto da acceleratore a forme di sofferenza già presenti nelle persone, negli adolescenti in particolare. «Chi aveva già delle fragilità con la pandemia è crollato totalmente», ha spiegato il sacerdote-psicoterapeuta. L’assessore al Welfare ha sottolineato la necessità di creare connessioni, di mettere in rete il sistema, a cominciare dai legami tra pubblico e privato, troppo spesso due mondi che non si incontrano.
La comunità “iSempre vivi” serve anche per superare i lunghi tempi di attesa richiesti dalla sanità pubblica, oltre che il disorientamento in cui molto spesso incorrono le famiglie. «Insomma: accesso alle cure e saper dove andare», sintetizza don Domenico. «In questo senso la Crazy Week serve a dare un volto a chi soffre di questo disagio ma è reso invisibile dalla metropoli». Così da superare per sempre il concetto di irrecuperabilità. Perché, per dirla con Basaglia, «l’irrecuperabilità del malato è spesso implicita nella natura del luogo che lo assiste». Quando il territorio si fa sistema, rete, comunità, quando si combatte l’isolamento delle persone colpite da questo disagio, allora l’irrecuperabilità svanisce per sempre.
Nella foto, un momento della conferenza di presentazione. Da sinistra, don Domenico Storri, Marco Pogliani e Lamberto Bertolé)




