La morte di Gianroberto Casaleggio, co-fondatore del Movimento 5 Stelle insieme con Beppe Grillo e ideologo del movimento, è una perdita gigantesca per il Movimento. Due anni fa era stato operato d’urgenza al Policlinico di Milano ma pareva aver superato con grande tenacia e forza d’animo la malattia. Pochi sapevano che nelle ultime due settimane era ricoverato in una clinica privata di Milano, con un nome diverso per tutelare la sua privacy. "Sono un comune cittadino che con il suo lavoro e i suoi (pochi) mezzi cerca, senza alcun contributo pubblico o privato, forse illudendosi, talvolta anche sbagliando, di migliorare la società in cui vive". Così si presentava in una lettera al Corriere della sera pochi giorni fa. In realtà il suo ruolo nell’ambito della struttura del Movimento era enorme, potente e vitale, anche se avvolta in un'aura quanto mai enigmatica.

Casaleggio il guru, l'alter ego di Beppe Grillo, lo stratega, l'ideologo, l'inquietante lato oscuro del Movimento. Questo il suo ritratto pubblico. Riservato, immaginifico, timido, della sua vita privata si sa poco o nulla. Si sa che è un perito informatico che aveva lavorato all'Olivetti. E infatti l'imprenditore di Ivrea faceva parte del suo pantheon ideologico insieme a Gandhi, San Francesco, Gengis Khan, John Lennon, Gioacchino da Fiore, Rosseau, i grandi mistici dei primi secoli, lo gnosticismo, uno strano mélange dal sapore sincretista che faceva da contenuto dei suoi video millenaristici, il più famoso dei quali, intitolato Gaia, preconizzava una Terza Guerra Mondiale che avrebbe distrutto le cattedrali del mondo, da cui sarebbe nato un nuovo ordine dello Spirito Santo, naturalmente basato sul digitale.

La sua lunga chioma era un'eredità della sua giovinezza "sessantottina". La leggenda dice che Grillo lo conobbe nel camerino di un teatro al termine di una rappresentazione dove il comico genovese aveva distrutto a colpi di mazze un computer. Fatto sta che fu amore a prima vista e l'inizio di un sodalizio che avrebbe portato a un'avventura politica che non ha eguali forse nella storia del mondo: il Movimento Cinque Stelle.  La sua più grande intuizione, degna di Machiavelli, è stata l'utilizzo della Rete in chiave politica, sia come liquido amniotico per la crescita del movimento partito, una sorta di ordinamento digitale, di democrazia digitale in cui si dovevano portare avanti le istanze dei "cittadini", sorta di elettori cybernauti moderni, sia come strumento formidabile di controllo, quasi totalitario, una sorte di feticcio ammantato di propaganda progressista che poteva trasformarsi in un crudele Grande Fratello. Sulla democrazia di certi candidati certificati da 24 clic e su certi sondaggi che apparivano e ricomparivano pilotati dalla Casaleggio & associati, il quartier generale del numero due del Movimento, si potrebbe scrivere più di un libro.

Sul piano politico nessuno naturalmente sa quali saranno le conseguenze di questo grande vuoto. Forse assisteremo a un “effetto Casaleggio” sulle prossime amministrative di giugno, così come c’era stato un effetto Berlinguer - fatte le debite proporzioni data la popolarità diversa dei due personaggi -  all’indomani dei suoi funerali, quando il Pci superò la Dc alle elezioni europee del 1984. Sul piano organizzativo, la nebulosa intorno al suo personaggio e al suo ruolo all’interno del Movimento era tale che è difficile immaginare cosa avverrà. C’è chi dice che da tempo aveva preparato la successione a suo figlio Davide. “Non ci sono capi - scriveva pochi giorni fa Casaleggio sul blog di Beppe Grillo per smentire il passaggio di consegne - e l'unico leader riconosciuto sono i cittadini che fanno parte della comunità del M5S. Siamo - scriveva ancora - una comunità che si autodetermina in Rete e gli strumenti a nostra disposizione evolvono ogni giorno". Ancora una volta una frase sibillina, in perfetto stile ideologico di Casaleggio. Perché nel Movimento 5 Stelle la Rete, hanno sempre detto i tanti fuoriusciti del movimento, era proprio lui, questo perito informatico intelligente, colto, introverso e visionario scomparso prematuramente.