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Se avesse potuto scegliere il giorno in cui andarsene, Giovanni Bossetti, il padre legittimo di Massimo, in carcere per l’omicidio di Yara Gambirasio, avrebbe scelto senz’altro quello di Natale, quando il clima di festa disperde e distrae e persino la morsa dei media si fa meno soffocante. Era malato da tempo, Giovanni. Nelle rare foto strappate dai fotografi appostati sotto la sua casa, lo si vede accompagnato dalla figlia Laura (gemella di Massimo) e con il bastone. È morto proprio il giorno di Natale nell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo dov’era ricoverato. Giovanni Bossetti, 73 anni, era il marito di Ester Arzuffi, 68 anni. Dalle indagini sul Dna effettuate per conto della Procura di Bergamo, era emerso che Massimo Bossetti non era in realtà figlio naturale di Giovanni, ma di Giuseppe Guerinoni, l’autista di autobus di Gorno morto nel 1999, nato da una presunta relazione extraconiugale della madre, che ha comunque sempre negato questa circostanza. Un intreccio diabolico, consequenziale, dalle innumerevoli sfaccettature psicologiche che farebbe impallidire persino uno scrittore di noir avvezzo a ogni fantasia e ha scatenato la curiosità morbosa dei media che si sono buttati a pesce ripagati da ascolti record.
Quando si pensava che il giallo di Yara Gambirasio fosse deragliato in un binario morto, ecco una traccia: il Dna di “Ignoto 1” lasciato sui leggings della ragazzina scomparsa a Brembate di Sopra il 26 novembre 2010 mentre tornava dalla palestra, dove doveva recarsi la sorella, e poi trovata morta in un campo due mesi dopo. Come dare un nome e un volto a quel Dna? Si scatena la caccia, vengono effettuati test a tappeto su tutti gli abitanti della zona, un ragazzo che frequenta la discoteca vicina al campo di Chignolo d’Isola ha alcuni alleli (le coppie di numeri identificativi che dipendono dai nostri genitori) che corrispondono a quel Dna. “Ignoto 1” non è lui ma potrebbe essere un suo parente. Riparte la caccia. Si estende a tutti i parenti. Niente. Bisogna risalire a un lontanissimo parente, tale Giuseppe Guerinoni, autista di autobus morto nel 1989. I parenti hanno una vecchia lettera sulla quale aveva leccato il retro del francobollo per la spedizione. Dna anche al francobollo; incredibile: gli alleli di «Ignoto 1» per parte paterna corrispondono ai suoi. Lui è il padre di chi ha lasciato il Dna sui leggings di Yara. Ma i tre figli di Guerinoni non c’entrano niente e, dunque, vuoi vedere che "Ignoto 1" è figlio di una relazione clandestina?
Il 16 giugno 2014 la svolta, quel figlio di Guerinoni è Massimo Bossetti, 44 anni, muratore incensurato con il vezzo delle lampade e il pizzetto sempre ben curato. L’attenzione dei media, che segue l’evolversi della vicenda processuale, si sposta in via Maratona, davanti alla casa di Terno d’Isola dove abitano i genitori di Bossetti per scrutare reazioni, parole, sussurri di quel padre, Giovanni, che proprio dai giornali ha appreso di non essere il padre naturale di Massimo. Quello di Yara è un noir anche familiare: una famiglia ferita e che cerca giustizia, un’altra distrutta da decenni di silenzi, menzogne e mezze verità venute a galla tutte insieme, all’improvviso, con mezza Italia davanti al televisore a guardare.
L’ultima visita in ospedale al padre da parte di Massimo Bossetti, ora sotto processo, è dello scorso 17 dicembre, un incontro durato un paio d’ore. Forse, se arriveranno i permessi, il presunto killer di Yara parteciperà ai funerali in programma martedì 29 nella chiesa di San Vittore. Nel precipitare della malattia di Giovanni Bossetti non si ricorda un’intervista o altre dichiarazioni. Solo indiscrezioni. E le parole che avrebbe detto ai carabinieri: «Di fronte a certe cose posso solo pensare di essere stato ingannato per più di 40 anni». Tanto quanto è durato il suo matrimonio con Ester Arzuffi.
Quando si pensava che il giallo di Yara Gambirasio fosse deragliato in un binario morto, ecco una traccia: il Dna di “Ignoto 1” lasciato sui leggings della ragazzina scomparsa a Brembate di Sopra il 26 novembre 2010 mentre tornava dalla palestra, dove doveva recarsi la sorella, e poi trovata morta in un campo due mesi dopo. Come dare un nome e un volto a quel Dna? Si scatena la caccia, vengono effettuati test a tappeto su tutti gli abitanti della zona, un ragazzo che frequenta la discoteca vicina al campo di Chignolo d’Isola ha alcuni alleli (le coppie di numeri identificativi che dipendono dai nostri genitori) che corrispondono a quel Dna. “Ignoto 1” non è lui ma potrebbe essere un suo parente. Riparte la caccia. Si estende a tutti i parenti. Niente. Bisogna risalire a un lontanissimo parente, tale Giuseppe Guerinoni, autista di autobus morto nel 1989. I parenti hanno una vecchia lettera sulla quale aveva leccato il retro del francobollo per la spedizione. Dna anche al francobollo; incredibile: gli alleli di «Ignoto 1» per parte paterna corrispondono ai suoi. Lui è il padre di chi ha lasciato il Dna sui leggings di Yara. Ma i tre figli di Guerinoni non c’entrano niente e, dunque, vuoi vedere che "Ignoto 1" è figlio di una relazione clandestina?
Il 16 giugno 2014 la svolta, quel figlio di Guerinoni è Massimo Bossetti, 44 anni, muratore incensurato con il vezzo delle lampade e il pizzetto sempre ben curato. L’attenzione dei media, che segue l’evolversi della vicenda processuale, si sposta in via Maratona, davanti alla casa di Terno d’Isola dove abitano i genitori di Bossetti per scrutare reazioni, parole, sussurri di quel padre, Giovanni, che proprio dai giornali ha appreso di non essere il padre naturale di Massimo. Quello di Yara è un noir anche familiare: una famiglia ferita e che cerca giustizia, un’altra distrutta da decenni di silenzi, menzogne e mezze verità venute a galla tutte insieme, all’improvviso, con mezza Italia davanti al televisore a guardare.
L’ultima visita in ospedale al padre da parte di Massimo Bossetti, ora sotto processo, è dello scorso 17 dicembre, un incontro durato un paio d’ore. Forse, se arriveranno i permessi, il presunto killer di Yara parteciperà ai funerali in programma martedì 29 nella chiesa di San Vittore. Nel precipitare della malattia di Giovanni Bossetti non si ricorda un’intervista o altre dichiarazioni. Solo indiscrezioni. E le parole che avrebbe detto ai carabinieri: «Di fronte a certe cose posso solo pensare di essere stato ingannato per più di 40 anni». Tanto quanto è durato il suo matrimonio con Ester Arzuffi.




