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Purtroppo, il caso di “Toni” non è isolato. Una fascia sempre più ampia di persone si ritrova ai margini della società, come uno scarto, per lo più dopo aver perso il lavoro. E assieme a esso anche la dignità, per l’impossibilità di non poter più provvedere a sé stessi e alla propria famiglia. Serve a poco commuoversi quando si apprende della morte di chi non ha resistito ai disagi e agli stenti della vita. Né basta raccogliere i soldi per garantire almeno il funerale a chi è stato privato di tutto. I poveri non sono invisibili, possiamo intervenire prima dell’irreparabile. Papa Francesco ci dà esempi quotidiani delle attenzioni e dell’amore che ha nei loro confronti. Li tratta da “privilegiati”, ai quali dare i primi posti, come ci insegna il Vangelo. In loro c’è il volto di Gesù, anche se facciamo fatica a scorgerlo e ad agire di conseguenza. Una società poco solidale non ha futuro, prima o poi implode. Va colmato, invece, il fossato che si allarga tra i poveri, sempre più numerosi, e i ricchi nelle cui mani si concentrano quasi tutte le ricchezze. È una questione di giustizia e coesione sociale. «Nessuno è nato con maggiori diritti degli altri», come ci ricorda l’ultima enciclica di papa Francesco.




