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L’Italia si è svegliata scoprendo che un ragazzo italiano nella notte, a Indian Wells, oasi a nove ore di fuso da noi, in mezzo al deserto della California, ha eliminato Novak Djokovic, la vecchia volpe, il numero uno del tennis mondiale. Sbaglierebbe chi pensasse a Jannik Sinner, non essendo troppo addentro ai meccanismi del tennis che regolano i tabelloni dei grandi tornei e fanno sì che i migliori non si incontrano ai primi turni. Inutile anche compulsare la memoria alla ricerca di un nome noto al grande pubblico: niente Musetti, né Sonego, né Arnaldi. Lo sgambetto al Djoker del tennis lo ha fatto Luca Nardi, 20 anni, diventando il più giovane dei nove italiani fin qui capaci di sconfiggere il numero uno. Lo ha fatto da lucky loser, alla lettera “perdente fortunato”, espressione che nel gergo del tennis indica il giocatore che, eliminato nelle qualificazioni, rientra nel tabellone principale di un torneo per ripescaggio, nel suo caso non il primo ripescato ma il terzo.
Pesarese, stando alla “bio” che ha trasmesso all’Atp, l’associazione del tennis professionistico, a inizio percorso Nardi ha iniziato a giocare a sette anni, presso il circolo locale della città natale Baratoff, andando a prendere con mamma Raffaella il fratello Niccolò, di sette anni maggiore che poi si è dato alla grafica, ha anche una sorella, Giulia, di sei anni più grande. Ha deciso di intraprendere la scalata alla carriera da professionista all'età di 16 anni. Ha una preferenza per le superfici dure, un diritto che qualcuno definisce alla Nanbaldian, anche se il giocatore preferito di Nardi è Roger Federer. Gioca il rovescio a due mani e ha una corporatura da 1,85 per 80 chili.
Nardi finora ha vinto 3 titoli Itf (circuito professionistico organizzato dalla Federazione internazionale di tennis) e cinque titoli Challenger ( tornei internazionali di tennis di seconda categoria, studiati e gestiti dall’Associazione dei tennisti professionisti per consentire a giocatori di seconda fascia di acquisire una classifica sufficiente per accedere ai tabelloni principali o di qualificazione dei tornei dell’Atp Tour).
Gli addetti ai lavori dicono di Nardi che con Musetti è il più fantasioso dei tennisti italiani, in fatto di creatività in campo, le statistiche dicono che è stato l’azzurro più giovane a conquistarsi sul campo a 14 anni un punto Atp, il primo di quelli che portano alla faticosa scalata alla classifica mondiale, nella quale farà Nardi un balzo in avanti al prossimo aggiornamento entrando per la prima volta in carriera tra i primi 100 in posizione 95. Si sa che fuori dal tennis ama il motociclismo e che fa il tifo per il Napoli, passione ereditata dal papà notaio di origine partenopea.
Luca Nardi ha da poco cambiato il suo staff di riferimento, nel dicembre 2023 ha infatti deciso di cambiare allenatore: cresciuto con Francesco Sani, cui negli ultimi anni si erano affiancati Pescosolido e Gabriele Costantini, si è affidato da qualche mese alla Galimberti Tennis Academy di Cattolica, diretta dell’ex azzurro Giorgio Galimberti. Dopo il successo contro Djokovic Nardi ha ammesso a caldo di avere ancora il poster di Nole in camera. Prima di questa notte memorabile non aveva mai battuto un giocatore classificato sopra il 50. Non ha nascosto l’ammirazione per Jannik Sinner, con il quale si è più volte allenato.


Di sicuro, al di là di quanto si possa pretendere ora (la visibilità improvvisa implica per ogni tennista un passaggio delicato con una pressione nuova), è un fatto che il tennis italiano maschile dopo quasi mezzo secolo di astinenza sta vivendo un momento d’oro, in cui i migliori trascinano gli altri, quasi che fosse saltato il tappo della sfiducia e avessero tutti cominciato a credere che si può fare. Non c'era ragione, del resto, per cui uno dei Paesi che ha la maggiore “biodiversità” sportiva al mondo, capace di sfornare campioni nella più grande varietà di discipline anche di nicchia, non avesse potenziale inespresso anche nel tennis. Ora che Sinner e Berrettini hanno dimostrato di giocarsela con i migliori anche gli altri crescono in fiducia. Anche se il tennis è disciplina tirannica: è difficile salire dove osano le aquile ma ancor più difficile è restarci.



