PHOTO
Whistleblowing: sembra uno scioglingua ma in realtà è uno strumento molto importante per combattere la corruzione e altri reati che si possono commettere sul posto di lavoro. Il whistleblower (soffiatore di fischietto) è il lavoratore che durante lo svolgimento della sua attività all’interno di un’azienda pubblica o privata viene a conoscenza di pratiche illecite che mettono a rischio i clienti, i colleghi, gli azionisti, i cittadini o l’azienda stessa, e che decide quindi di denunciare. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna chi fa questo tipo di segnalazione è tutelato dalla legge.
In Italia lo scorso gennaio la Camera aveva approvato la norma proposta dal Movimento 5 Stelle su questa materia. Dopo dieci mesi la legge però non è ancora stata discussa in Senato e quindi non può entrare in vigore. A dare una sveglia ai senatori ci hanno pensato le associazioni Riparte il Futuro e Transparency International Italia che hanno raccolto più di 25 mila firme attraverso la campagna #vocidigiustizia presentata ad Anna Finocchiaro, presidente degli Affari Costituzionali del Senato. Lo stimolo delle due realtà che si occupano di anticorruzione ha avuto il suo effetto e la senatrice ha annunciato l’inizio della discussione sulla proposta di legge - fortemente voluta anche dall’Autorita Nazionale Anti Corruzione (ANAC) presieduta da Raffaele Cantone - di cui lei stessa si è fatta relatrice.
I promotori di #vocidigiustizia hanno chiesto che la norma comprenda alcuni punti che nella versione approvata dalla Camera non erano specificati: definire in modo chiaro i canali di segnalazione, in modo che il testimone di un illecito sappia a chi rivolgersi; garantire l’anonimato del whistleblower; istituire un fondo per la tutela di chi ha subito ritorsioni o deve affrontare ingenti spese legali; sanzioni nei confronti di chi attua discriminazioni e ritorsioni nei confronti dei segnalatori, compresi i datori di lavoro pubblici e privati; la dimostrazione da parte del datore di lavoro che provvedimenti discliplinari o demensionamento siano stati attuati non in conseguenza della denuncia degli illeciti. Federico Anghelè, responsabile relazioni istituzionali di Riparte il futuro ha aggiunto: “Crediamo che per essere davvero efficace una legge dovrebbe includere alcune fondamentali garanzie tra cui, prima di tutto, l’estensione della disciplina del whistleblowing al settore privato, se vogliamo veramente permettere a tutti i lavoratori di essere delle sentinelle della lotta alla corruzione in Italia”.
A capo della campagna #vocidigiustizia c’è Andrea Franzoso, uno che ci ha messo la faccia, denunciando nel 2015 l’allora presidente di Ferrovie nord Milano Norberto Achille per aver utilizzato 600 mila euro in 7 anni per spese personali: frutta e verdura, profumi, toelettatura per animali, cene con politici e magistrati, regali di lusso, poker online, multe prese dal figlio. “Attorno a me si è fatto il vuoto, i miei colleghi sono spariti, i sono stati tolti gli incarichi e sono stati affidati a un consulente esterno, infine sono stato trasferito ad un altro incarico”. Così Andrea, 39 anni, ha firmato un accordo consensuale per uscire da Ferrovie Nord e lunedì scorso è stato il suo ultimo giorno di lavoro.
Franzoso, pur lavorando per una società partecipata della Regione Lombardia, è stato considerato un lavoratore privato e in quanto tale non ha potuto avvalersi della legge Severino, al momento l’unica a tutela dei whistleblower.
In alcuni Paesi dove la legge sul whistlebowling è già in vigore è previsto anche un riconoscimento economico per chi denuncia. Intanto alcune realtà pubbliche hanno già fatto da sole, approvando una politica in favore di chi denuncia come l’ASL Cuneo 1 e il Comune di Milano, il quale da gennaio ha lanciato un’apposita piattaforma Internet rivolta ai dipendenti che intendono segnalare episodi di corruzione o illegalità.
Altra buona notizia: lo scioglilingua dovrebbe presto sparire perché l’ANAC, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, ha indetto un concorso tra gli studenti per tradurre “whistleblowing” in una, più comprensibile, parola italiana.




