In una soleggiata mattina di metà ottobre sembra che tutti i venti della Terra si siano dati appuntamento nella Tuscia per soffiare con forza sul ponte che congiunge Bagnoregio a Civita. Si cammina a fatica e fa pure freddo, ma Paola Rocchetti, che pure soffrirebbe un po' di vertigini, avanza verso l'antico borgo stringendo fra le mani buste e pacchetti, facendosi strada fra i turisti giapponesi divertiti ma anche spaventati dalla inattesa tempesta di vento. Paola indossa il giubbotto giallo e bianco con il logo blu di Poste Italiane. E' la postina che quasi ogni giorno porta la posta dall'ufficio postale di Bagnoregio al borgo di Civita. Civita di Bagnoregio non è un posto qualsiasi. E' uno dei luoghi più belli d'Italia, diciamo pure del mondo, un antico borgo etrusco posto in cima a una collina di tufo. Le frane e l'erosione del terreno circostante lo fanno svettare isolato in un paesaggio da fiaba. Lo si raggiunge solo con un ponte di cemento, costruito nel 1965. Più volte definito “il paese che muore”, isolato e disabitato, immortalato dal cinema, in realtà il borgo non sta morendo ed è un'attrazione turistica che funziona. Lo scorso 25 aprile il ponte è stato attraversato da 9.700 persone. In questo periodo la media è di 600-700 visitatori al giorno. “Mi sento davvero fortunata a fare la postina in un posto così bello”, confida Paola Rocchetti mentre varca l'ingresso del borgo. Consegna lettere prima ai proprietari di un negozio di souvenirs, poi a una barista.



C'è anche una lettera per Paolo Crepet, lo psichiatra e sociologo divenuto un volto noto della televisione. Lo incontriamo in piazza, davanti alla chiesa. Crepet è venuto a vivere a Civita di Bagnoregio 21 anni fa. La sua casa è l'ex arcivescovado. Crepet, che indossa uno dei suoi celebri golfini, dice: “Civita non può scomparire perchè non è solo un borgo ameno, è un posto unico, che si deve salvare con un progetto serio. Perciò ci stiamo battendo perché diventi patrimonio dell'Unesco”. Il giro di Paola Rocchetti a Civita di Bagnoregio finisce con un'occhiata alla cassetta di impostazione. “Di solito da qui la gente spedisce cartoline ed è una cosa che mi piace, perché ormai le cartoline non le spedisce più nessuno”, dice Paola mentre apre la cassetta dalla quale raccoglie proprio una cartolina per un indirizzo di Milano. Poi riattraversa il ponte flagellato dal vento.

La giornata lavorativa di Paola Rocchetti, 38 anni, da 13 postina di Bagnoregio
, non si esaurisce con la consegna delle lettere ai tre residenti di Civita di Bagnoregio. Questo giovedì è cominciato alle 7,30 con la sveglia nella sua casa di San Lorenzo Nuovo, vicino a Bolsena. Un bacio alla piccola Giorgia e al marito Felice (anche lui dipendente di Poste Italiane), poi verso Bagnoregio, dove Paola timbra il cartellino alle 8,30. Quindici minuti dopo arriva il furgone che scarica la posta. Paola e i suoi due colleghi postini cominciano a smistarla, la mettono nelle caselle divise per zone e indirizzi, poi via con il giro dei portoni. “Io ho studiato al liceo classico”, racconta Paola, “poi ho fatto un concorso alle Poste che prevdeva un contratto di apprendistato per tre anni. Alla scadenza il contratto mi è stato arrivato ed è arrivata l'assunzione a tempo indeterminato”. La giornata di lavoro si conclude verso le 16 ed entro le 17 Paola ritorna a casa.

Una settimana lavorativa di 36 ore, circa 45 chilometri percorsi ogni giorno con la Panda delle Poste nel territorio di Bagnoregio. Le chiediamo se preferisce essere chiamata postina o portalettere.”Meglio postina”, risponde, “mi sembra più confidenziale, mentre portalettere è troppo formale”.  E a Paola Rocchetti chi consegna la posta? "Vanessa, una postinadi cui sono amica, tanto che ci frequentiamo anche fuori dal lavoro. Ma non le do molto da fare. Io ricevo solo bollette da pagare".