Il ciclone Harry ha devastato molte più cose di quelle che vediamo nei video e nelle foto pubblicati in questi giorni, e quanto non si può mostrare è senz’altro il dolore delle persone coinvolte. Ma non ci sono soltanto loro a provare il bruciore del sale nella ferita. Anche chi abita lontano come la sottoscritta partecipa in qualche modo alle conseguenze di un disastro annunciato.

La scrittrice Catena Fiorello
La scrittrice Catena Fiorello

La scrittrice Catena Fiorello

(ANSA)

Chi è legato alla propria terra (la nostra regione, la Sicilia, una delle più colpite), soffre davanti a immagini di tale portata. Da giorni i miei amici e parenti mi scrivevano di un’attesa angosciante, e si preparavano a chiudersi in casa, ma sotto sotto in ognuno di loro albergava la speranza che alla fine sarebbe stato meno drammatico del previsto. Fino all’ultima notte, la più violenta, quella che ha distrutto case, strade, attività commerciali, lasciando detriti e macerie venuti alla luce.

L’Italia, si sa, è una penisola ad altissimo rischio idrogeologico e nella lista compare anche lo spettro sismico, tuttavia, in questi decenni, la politica ha fatto ben poco per correre ai ripari, e c’è stata anche una certa noncuranza nel concedere permessi e autorizzazioni, e non solo in Sicilia. Ma al di là delle analisi di questo tipo, che in certi momenti non servono (necessarie però prima e dopo), mi sento di augurare ai miei conterranei la forza di risorgere nel modo in cui siamo abituati a fare da millenni.

C’è qualcosa di straordinario che accade ogni qualvolta la nostra isola viene violata nella sua bellezza, ed è un orgoglio che appartiene alla mia gente. E non importa nemmeno su quante disponibilità economiche ognuno possa contare.

Gli effetti del ciclone sul lungomare di Santa Teresa di Riva in Sicilia
Gli effetti del ciclone sul lungomare di Santa Teresa di Riva in Sicilia

Gli effetti del ciclone sul lungomare di Santa Teresa di Riva in Sicilia

(ANSA)

La tempra è quella dei popoli abituati alle difficoltà, nessuno ama abbattersi. Meglio lottare col fango fra le mani che lamentarsi e inveire contro chi dimentica. Ieri, la telefonata di un caro amico, che per noi è uno di famiglia, il caro Carmelo Nicita, fruttivendolo e non solo (quando serve è disponibile per ogni evenienza), ci ha rinfrancato non poco in una telefonata che, nata per trasmettergli il nostro affetto e preoccupazione, è diventata un atto di coraggio al contrario. Carmelo ci diceva di essere felice che non fosse accaduto niente di grave a lui e alle persone più care, e non solo a loro. In paese nessuno si era fatto male. Questo conta, ha sottolineato, per il resto ci rimboccheremo le maniche e faremo la nostra parte, anche se sono tante le attività commerciali in ginocchio.

Molti lidi, ristoranti, bar, sul lungomare, non esistono più. In vari punti la strada che costeggia le spiagge è stata inghiottita dalla terra.

Mi aspettavo di sentirlo in lacrime, distrutto, e certo non gioiva, però aveva scelto un atteggiamento diverso dal prevedibile. È stato come ricevere una carezza improvvisa.

Ci sono persone che anche nelle peggiori situazioni preferiscono guardare avanti. Quando il bene più prezioso - quel bene imprenscindibile chiamato vita - è stato messo al sicuro, non ci può crogiolare nella disperazione. E combattere per il bene comune vuol dire diventare esempio per gli altri. Ciò che più mi ha commosso di questa telefonata è stata l’ultima informazione che ha voluto darci Carmelo. Sapeva, pur non avendoglielo chiesto per non accavallare domande su domande, che eravamo preoccupati per la tomba di nostro padre al cimitero, e lui da persona generosa e attenta quale è ci ha assicurato che lì era tutto a posto. Poche ore prima aveva fatto un giro di ricognizione, e mentre era là fra un controllo e l'altro alle tombe dei suoi parenti ha incluso anche quella "dello zio Nicola".

Sono piccoli dettagli che danno il senso della solidarietà. E sono le occasioni peggiori a mostrare chi è il buon marinaio in tempesta. Ne vorremmo fare a meno, certo, ma se capitano che almeno servano a qualcosa.

Forza siciliani, sardi e calabresi. Anche questa volta ce la faremo.