«La selezione è rapidissima, nessuno capisce che cosa sta succedendo. Secondo i documenti conservati nell'archivio del Museo di Auschwitz–Birkenau, quel giorno 234 persone la superano, 692 sono mandate alla camera a gas. Tra loro c'è Elena».

Quel giorno era il 10 aprile 1944 ed Elena era una bambina di appena dieci anni: ne avrebbe compiuti undici il 5 giugno 1944. Si chiamava Elena Colombo, era nata a Torino e la sua è una storia unica nella Shoah italiana, come spiega Fabrizio Rondolino nel suo libro Elena. Storia di Elena Colombo, una bambina sola nella Shoah (Giuntina).

La copertina del libro

Una storia che inizia il 9 dicembre 1943 con l'arresto della famiglia Colombo a Forno Canavese (Torino) dove si era rifugiata in seguito all'8 settembre e alla spietata caccia all'ebreo messa in atto da nazisti e fascisti. Ma mentre i genitori, Sandro e Wanda, vengono immediatamente trasferiti in carcere a Torino, Elena è affidata dalle SS a una famiglia di amici, i De Munari.

«Un caso pressoché unico nella storia della deportazione italiana – sottolinea Rondolino – le famiglie erano infatti sempre arrestate e deportate in blocco, dai nonni ai neonati. Quel giorno a Torino succede invece qualcosa di incredibile. Elena si separa dai genitori convinta di rivederli presto, Sandro e Wanda la salutano convinti di averla messa in salvo».

Ma il destino sarà ben diverso: i genitori vengono infatti inviati ad Auschwitz dove arrivano il 6 febbraio 1944. Wanda è fra le quasi trecento donne che, caricate sui camion, sono subito condotte alle camere a gas di Birkenau. Sandro invece muore il 25 marzo 1944, cinquanta giorni dopo l'arrivo ad Auschwitz: è stato portato a Birkenau per essere ucciso il giorno stesso nella camera a gas.

Elena rimane invece a Torino e vive per tre mesi e mezzo con la famiglia De Munari. Il 9 marzo i tedeschi la prelevano e la portano all'Istituto Charitas dove viene arrestata dalle SS il 25 marzo 1944, lo stesso giorno in cui il suo papà è spinto nella camera a gas.

«Una mattina – ricorda un testimone – si presentarono le SS tedesche accompagnate da italiani con l'ordine di prelevamento e di trasferimento in Germania. Elena diceva che in fondo era contenta perché così avrebbe raggiunto i suoi genitori».

Elena Colombo in braccio al papà in Liguria nel 1940
Elena Colombo in braccio al papà in Liguria nel 1940

Elena Colombo in braccio al papà in Liguria nel 1940

Il giorno successivo viene caricata su un treno e portata nel campo di concentramento di Fossoli (Modena) dove rimane fino al 5 aprile 1944 quando parte per il suo ultimo viaggio: destinazione Auschwitz. Muore sola, «sostenuta dalla speranza, alimentata dai suoi carnefici, di rivedere la mamma e il papà».

Oggi il ricordo di Elena rivive a Torino, in via Piazzi 3, dove sono state poste tre pietre d'inciampo per lei e i suoi genitori; a Forno Canavese, dove le è stata intitolata la scuola primaria, e a Rivarolo Canavese (Torino): qui è l'area giochi del parco Dante Meaglia, al Castello Malgrà, a portare il suo nome.

«Elena era la cugina di mio padre – sottolinea Rondolino – Ho sempre saputo di lei e dei suoi genitori, ma era un po' un ricordo come una scatola di fotografie in soffitta: sai che ci sono, ma non è che passi il tempo a sfogliarle. La ricerca sulla loro storia è nata in modo casuale, poi mi ha incuriosito e alla fine è stato quasi una specie di dovere: l'unica cosa che possiamo fare nei confronti delle vittime è ricostruire la loro memoria, la loro vita».