«È stato uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra». Con un lungo comunicato l’Inter annuncia, nella notte tra il 18 e il 19 settembre, la morte di Sandro Mazzola.

Il calciatore, simbolo della squadra nerazzurra di Herrera e della nazionale italiana, si è spento all’età di 83 anni, dopo una lunga malattia.
Nato a Torino l’8 novembre 1942, Alessandro, detto Sandro portava con sé un cognome pesante: era il figlio di Valentino Mazzola, capitano e simbolo del Grande Torino scomparso tragicamente nella strage di Superga del 4 maggio 1949. Aveva poco più di sei anni quando il destino gli impose un fardello gravosissimo. Eppure, quel bambino seppe trasformare il peso del ricordo in una spinta straordinaria, costruendo un percorso unico e irripetibile.

Allenamento azzurri. Nella foto da sinistra Sandro Mazzola e Fabio Capello. Roma, 25 febbraio 1974 (ANSA)



Scoperto da Benito “Veleno” Lorenzi e cresciuto nelle giovanili sotto la guida di Giuseppe Meazza, Sandro entrò nel vivaio nerazzurro a 15 anni. Il debutto in Serie A arrivò il 10 giugno 1961, nella ripetizione di Juventus-Inter, quando Herrera schierò la Primavera per protesta. Mazzola quella mattina aveva tre interrogazioni a scuola e un taxi lo portò di corsa da Milano a Torino. Segnò su rigore a soli 18 anni e conquistò tutti.

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Da quel momento, sotto la guida di Helenio Herrera, Mazzola divenne l’emblema della Grande Inter. Con Sarti, Burgnich, Facchetti, Suárez, Corso e gli altri campioni, scrisse pagine indelebili del calcio mondiale. Il primo grande trionfo arrivò il 27 maggio 1964, nella notte del Prater: Coppa dei Campioni contro il Real Madrid, con due gol firmati proprio da lui, che ricevette la maglia numero 10 di Puskas con le parole: «Sei degno di tuo papà Valentino».

In 17 stagioni in nerazzurro, dal 1961 al 1977, Mazzola collezionò 565 presenze e 160 gol, vincendo quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, il titolo di capocannoniere in Serie A nel 1965 e in Coppa dei Campioni nel 1964. Nel 1971 fu secondo nel Pallone d’Oro dietro a Johan Cruyff. Con la maglia azzurra disputò 70 partite segnando 22 reti, vincendo gli Europei nel 1968 e raggiungendo la finale del Mondiale nel 1970.

Dopo il ritiro, intraprese la carriera dirigenziale, legando il suo nome al colpo più celebre: Ronaldo il Fenomeno, convinto a vestire la maglia nerazzurra proprio da Mazzola e Moratti.
Ma Mazzola non fu solo un campione. Fu un uomo che seppe conquistarsi tutto da solo, onorando il nome del padre senza mai esserne schiacciato. «Aveva un solo, ultimo, desiderio», ricorda l’Inter: «Essere ricordato come un bravo uomo, che se la gioca anche quando è impossibile vincere».