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Le foto dei giornalisti vincitori del Premio Sakharov 2025 Mzia Amaghlobeli e Andrzej Poczobut.
L’edizione 2025 della massima onorificenza per i diritti umani conferita dall’Unione europea, il Premio Sakharov, intitolato al famoso dissidente sovietico Premio Nobel per la pace, è stato assegnato a lei, la 50enne giornalista georgiana Mzia Amaghlobeli, condiviso con il bielorusso Andrzej Poczobut, anche lui giornalista, corrispondente del quotidiano polacco Gazeta Wyborcza. Entrambi sono rinchiusi in carcere, una in Georgia, l’altro, in Bielorussia.
Co-fondatrice della testata investigativa indipendente Batumelebi e dell’agenzia di stampa indipendente Netgazeti, Amaghlobeli è stata arrestata due volte nel corso delle manifestazioni di protesta cominciate a ottobre del 2024 – dopo contestatissime elezioni che hanno riconfermato al potere il partito filo-russo Sogno georgiano.
Lo scorso agosto la giornalista è stata condannata a due anni di reclusione per aver dato uno schiaffo al capo della polizia locale durante la manifestazione pacifica contro il Governo che si è svolta a gennaio. Come riporta Amnesty international, citando la ricostruzione di Denis Krivosheev, vicedirettore per l’Europa orientale e l’Asia centrale della Ong impegnata nella difesa dei diritti umani nel mondo: «Mzia Amaghlobeli ha subito una lunga serie di violenze da parte della polizia: è stata aggredita verbalmente, presa a sputi, ferita e privata dell’assistenza medica. Gli stessi agenti di polizia hanno ammesso tutto ciò durante il processo, eppure ha prevalso l’impunità». Amnesty International denuncia che il procedimento giudiziario è stato segnato da violazioni procedurali e parzialità e invoca un processo equo per la giornalista.
L’organizzazione non governativa Transparency international, che si occupa di corruzione, ha bollato il processo contro Amaghlobeli come incostituzionale e illegale. In carcere le condizioni di salute della giornalista si sono fortemente deteriorate. Amaghlobeli è la prima donna prigioniera politica in Georgia da quando l’Unione sovietica è crollata e il Paese ha ottenuto l’indipendenza. Ed è la prima donna giornalista designata come prigioniera di coscienza.Con il suo arresto le autorità georgiane hanno cercato di reprimere la libertà di espressione. Il suo caso mette in evidenza come in Georgia si tenti sempre di più di imbavagliare la stampa e silenziare il dissenso.
Ma la vicenda di Mzia Amaghlobeli ha portato in piazza migliaia di georgiani lo scorso ottobre per chiedere il suo rilascio, ha destato l’attenzione e la preoccupazione della comunità internazionale e di molte organizzazioni. La giornalista è diventata il simbolo della battaglia in Georgia in favore della democrazia e della libertà e la figura più rappresentativa di un vasto movimento di opposizione alle politiche governative segnate da prese di posizione illiberali che fanno temere una pericolosa deriva autoritaria, l’allineamento alle politiche di Mosca e minano il processo verso l’adesione della Georgia all’Unione europea. Il 28 novembre del 2024 il primo ministro Irak’li K’obakhidze ha annunciato lo stop ai negoziati per l’adesione all’Ue almeno fino al 2028.



