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Peluche e messaggi di giustizia per il piccolo Domenico davanti all'ospedale Monaldi di Napoli
Si temeva, in negativo, un “effetto Domenico” sulla donazione degli organi dopo la tragica catena di errori, ancora da accertare, del bimbo di Nola a cui era stato trapiantato un cuore non più funzionante che l’ha portato alla morte. Effetto che, per fortuna, non c’è stato. In Italia, le donazioni di organi nei primi mesi del 2026 sono aumentate rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, nonostante la tragica morte del piccolo Domenico.
I dati aggiornati del Centro Nazionale Trapianti mostrano che dal 1° gennaio all’8 marzo ci sono state 340 donazioni, contro le 316 dello stesso periodo del 2025. Anche il numero dei trapianti è cresciuto, passando da 764 a 837. Il tasso di opposizione nelle rianimazioni è leggermente calato, dal 27,7 % al 26,9 %, come ha spiegato Giuseppe Feltrin, direttore del Centro Nazionale Trapianti, sottolineando che «l’attività trapianti sta proseguendo senza variazioni negative» e che non si è verificato «il temuto effetto negativo» legato alla vicenda del piccolo Domenico.


Per Patrizia Mercolino, mamma di Domenico, questi numeri sono una speranza concreta: «È una notizia che mi riempie di gioia. Ho sempre creduto nella donazione di organi, e fino all’ultimo istante di vita di mio figlio ho sperato che arrivasse un cuore nuovo. È importante continuare ad avere fiducia nella buona sanità e nell’impegno quotidiano dei medici».
A rafforzare questo messaggio di fiducia è stato anche l’appello del vescovo di Nola, Francesco Marino, pronunciato ai funerali di Domenico il 4 marzo scorso. Rivolgendosi alla comunità, ha voluto che la memoria del bambino diventasse un invito alla generosità: «Domenico ci parli ancora, continuando a incoraggiarci sul delicato tema della donazione degli organi. La sua storia ci racconta la generosità di genitori che hanno donato un cuore e di altri che ne hanno sperato da tempo la compatibilità».
Il vescovo aveva proseguito: «Incoraggiamo la donazione degli organi come gesto di grande amore e generosità. Continuiamo a credere nella buona medicina, nella formazione scientifica ed etica e non permettiamo agli errori umani, che pur ci sono stati, di spezzare quell’alleanza fiduciaria tra medico e paziente che è un valore necessario e che, come sappiamo, si rivela occasione di salvezza per tantissimi ammalati nei nostri ospedali… Se tutti possiamo sbagliare, questa dolorosa vicenda deve insegnarci l’umiltà di non sentirci mai onnipotenti. I miracoli li fa solo il Signore; noi siamo fragili, e quando ci sentiamo troppo sicuri di noi stessi diventiamo fallaci».







