Cinque agenti della Polizia locale di Milano sono stati arrestati all’alba del 6 agosto nell’ambito di un’inchiesta della Procura milanese che ipotizza una serie di gravi irregolarità commesse durante un’operazione antidroga. Agli appartenenti al corpo vengono contestati, a vario titolo, i reati di arresto illegale, falso ideologico commesso da pubblico ufficiale e peculato.

Secondo l’ipotesi accusatoria, gli agenti avrebbero agito come una sorta di “squadretta”, organizzando un intervento per arrestare un presunto spacciatore e costruendo successivamente una versione dei fatti diversa da quella realmente accaduta. Si tratta, al momento, di accuse nella fase delle indagini preliminari: gli arrestati restano presunti innocenti fino a una eventuale sentenza definitiva.

L’operazione antidroga finita sotto esame

L’inchiesta nasce dalla denuncia presentata dall’avvocato difensore di un uomo arrestato il 16 luglio con l’accusa di aver ceduto circa mezzo chilo di hashish. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la difesa avrebbe chiesto di acquisire le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona di Corsico, dove sarebbe avvenuta l’operazione. Proprio quei filmati, secondo la Procura e il giudice per le indagini preliminari, avrebbero messo in discussione la ricostruzione contenuta nei verbali degli agenti. Le immagini avrebbero mostrato una dinamica diversa rispetto a quella descritta nell’atto di arresto, facendo scattare ulteriori approfondimenti investigativi.

Il nodo della competenza territoriale

Uno degli aspetti contestati riguarda il luogo dell’intervento. L’operazione sarebbe avvenuta a Corsico, Comune dell’hinterland milanese e non territorio di competenza ordinaria della Polizia locale di Milano. Secondo l’accusa, gli agenti avrebbero utilizzato due auto civetta e organizzato l’intervento in modo da far apparire l’arresto come regolarmente avvenuto nell’ambito delle loro competenze. Per gli inquirenti, sarebbero stati quindi predisposti atti e verbali ritenuti non corrispondenti alla realtà dei fatti.

L’accusa di peculato: spariti 1.400 euro

Tra le contestazioni figura anche quella di peculato. Secondo la ricostruzione accusatoria, durante il controllo sarebbe sparita una somma di circa 1.400 euro appartenente alla persona fermata. Anche questo episodio dovrà essere verificato nel corso del procedimento giudiziario. Gli agenti coinvolti avranno la possibilità di fornire la propria versione dei fatti e contestare le accuse.

Un caso che riapre il tema della fiducia nelle divise

La Polizia locale di Milano ha già affrontato in passato indagini riguardanti alcuni appartenenti al corpo, tra cui un’inchiesta su agenti del Nucleo contrasto stupefacenti per ipotesi di peculato e falsi. Ora saranno i prossimi passaggi giudiziari a chiarire responsabilità e dinamiche. Resta fermo un principio essenziale: eventuali comportamenti illeciti di singoli non possono cancellare il lavoro quotidiano di migliaia di operatori che svolgono il proprio servizio al fianco dei cittadini.