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Tre giovanissimi vendono limonata fatta in casa a Udine
È successo in provincia di Udine. Tre preadolescenti hanno organizzato un piccolo tavolo di vendita con l’obiettivo di raccogliere soldi da mettere in un salvadanaio con cui comprare all’età giusta un motorino. Penso che questa immagine riporti alla mente molte scene dell’infanzia di noi, genitori boomer. Nelle nostre lunghe estati da attraversare avendo come compagnia i coetanei dello stesso cortile, palazzo o quartiere le attività che venivano messe in piedi erano le più varie. Spesso consistevano nell’organizzazione di un piccolo mercatino a base di giornalini di seconda mano oppure di giocattoli dismessi o libri già letti. A volte si facevano anche disegni o lavoretti. Nella vita di allora, davanti a quei banchi di vendita improvvisati, passavano i vicini di casa, che poi erano i genitori, i nonni o gli zii di altri bambini del quartiere. Ti lasciavano una moneta con cui poi si comprava un ghiacciolo o una bibita. A fine giornata, ti sembrava di avere fatto una cosa come quella che fanno i grandi. E, senza accorgertene, ti trovavi a sentire un senso di appartenenza alla tua comunità. Soprattutto sperimentavi che il mondo adulto faceva il tifo per te, plaudendo e sostenendo le tue prime esperienze di autonomia e di collaborazione con gli altri del tuo gruppo.
Ai tre ragazzini della provincia di Udine, però, le cose sono andate diversamente. Perché sul loro tavolino di vendita loro avevano posizionato limonata, qualche dolcetto e altri beni di pronto conforto per chi passava di lì. Tutti fatti in casa. Ma da lì è passato anche qualche adulto, che invece di fermarsi ad assaggiare qualcosa lasciando una moneta e complimentandosi per lo spirito di iniziativa dei tre giovanissimi, ha pensato bene di segnalare la loro attività commerciale alle forze dell’ordine, ritenendola non rispondente ai criteri di certificazione e idoneità che vengono richiesti a chi fa del commercio di cibo e bevande la propria professione.
Questa piccola vicenda contiene molti elementi che aiutano a comprendere la fatica di crescere per chi è nato nel terzo millennio. Se un tempo il quartiere accoglieva, abbracciava e sorrideva per questo genere di iniziative dei preadolescenti, oggi ci sono adulti che pensano che esse vadano segnalate e bloccate con l’intervento delle forze dell’ordine. Stiamo parlando di tre preadolescenti che vendono limonate: a chi di voi verrebbe in mente di segnalare la loro pericolosità pubblica? Questo episodio rivela come il mondo contemporaneo non sappia più accogliere bambini e bambine, ragazzi e ragazze con i loro bisogni di crescita e i loro comportamenti autonomi, sempre più spesso viviamo la presenza di bambini e adolescenti nei nostri territori di vita come ingombrante e perturbante. Non sappiamo sorridere a chi ci viene incontro chiedendoci una moneta in cambio di un bicchiere di bibita fresca. Non sappiamo coglierne il bisogno di sentirsi accolti e ben voluti anzi che respinti e giudicati da un mondo adulto che probabilmente si è dimenticato della propria infanzia e non ricorda più quanto è importante sentire su di sé lo sguardo benevolo e amorevole del mondo adulto.
Questi ragazzini e la loro vicenda hanno fatto notizia e si è saputo che non dovranno più vendere limonate per comprare i motorini, perché all’età giusta li riceveranno in dono da benefattori che sono rimasti colpiti dalla severità con cui il loro progetto è stato fermato sul nascere. Per loro, la conclusione è più che positiva.
Ma lasciatemi dire che per il loro quartiere la mancanza di quel tavolino su cui era appoggiata la caraffa della limonata e qualche dolce che tre ragazzi cercavano di vendere ai passanti locali, rappresenta un vuoto e una ferita su cui tutta la comunità educante deve porsi molte domande. Ha fatto molto bene Enrico Galiano a parlarne alla nazione attraverso i suoi profili social, mostrando il paradosso di un mondo adulto che non sa più come riportare fuori nel mondo reale una generazione di minori iperconnessi chiusi nelle proprie stanze e che poi, quando quegli stessi minori, provano a uscire fuori nel mondo a fare cose piccole e piene di simpatica e maldestra ingenuità preadolescenziale, li punisce bloccando il loro spirito di iniziativa e il loro desiderio autonomia.






