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Giovani sorridenti si mettono a servizio della comunità gratuitamente per tenere puliti i parchi pubblici
L’estate da sempre, per chi cresce, è la stagione della scoperta. Scoperta della propria autonomia, di un nuovo amore, di nuovi luoghi esplorati durante un viaggio o semplicemente muovendosi in città facendo percorsi diversi da quelli usuali, che conducono a scuola o alla palestra dove si impara uno sport. L’estate è la stagione in cui il tempo non è già tutto occupato, come accade nel resto dell’anno. Quindi c’è tempo libero, ovvero esiste la libertà di decidere come riempirlo. Questa libertà spesso conduce anche nel territorio delle passioni: si ha la libertà di dedicarsi ad attività che non sono prescritte per obbligo. In questa stagione, la creatività sposa il tempo dell’ozio; la curiosità si insinua nei meandri di giornata che hanno spazi vuoti e sospesi.
Dire queste cose oggi, però, spesso significa non tenere conto del fatto che già da piccoli, bambini e bambine hanno la stanza e la casa invasa da un ospite molto ingombrante: il mondo online. E quindi, quasi senza accorgersene il tempo libero e vuoto diventa subito tempo pieno e iperstimolato. Un tempo dove i nostri figli non scelgono niente, perché tutto viene stabilito dalla forza con cui l’algoritmo li chiude nella bolla di esperienze virtuali che entrano nelle loro vite con la forza di un campo magnetico irresistibile, strappandoli al desiderio di altro. In queste settimane, si rimane spesso colpiti nel vedere bambini al mare che giocano con il tablet, seduti su una sdraio. Si trovano nel paradiso naturale dei bambini, dovrebbero godere del richiamo irresistibile di acqua e sabbia, invece, per molte ore, continuano a fare le stesse cose che avrebbero fatto rimanendo nelle loro camerette in città.
E molti genitori sono, in effetti, preoccupati perché si rendono conto che i loro figli, trascorrono ore e ore infinite a interagire con uno schermo, spesso declinando la proposta di partecipare a centri estivi, grest e campus sportivi. Ai genitori va ribadito che, almeno fino ai 14 anni, ai figli non va garantito ciò che a loro piace, ma ciò che a loro serve. Il rischio di assecondare il loro volere di non uscire fuori nel mondo, partecipare alle attività dell’oratorio o degli scout perché “non ne hanno voglia” è quello di autorizzare una deriva digitale di uso del tempo libero poi difficilissima da convertire, perché si innescano processi che conducono a veri e propri fenomeni di dipendenza dagli schermi.
Ai genitori va ribadita l’importanza di non cedere alle richieste di lasciarli tranquilli nelle loro stanze, perché “all’oratorio non mi diverto”, “quello sport non mi interessa più”, “gli scout sono noiosi”. Per facilitare la partecipazione dei vostri figli ad attività che avvengo nel mondo reale, gemellatevi con altre famiglie, fate in modo che l’uscita da casa avvenga perché un compagno suona il campanello dicendo “sono giù che ti aspetto, andiamo?”. Nel tempo del week end, programmate uscite nella natura o esplorazioni in città d’arte, portando con voi anche un amico o amica di vostro figlio/a. per gli adolescenti delle superiori, i genitori non possono decidere cosa fargli fare o non fare, perché a quell’età è l’autonomia e l’autodeterminazione che li deve guidare. Molti sono responsabili e animatori in oratorio... ma cresce sempre più l’offerta di progetti in numerosi territori che offrono agli adolescenti esperienze caratterizzate da una dimensione educativa e di utilità sociale (un esempio è Util’estate che si sviluppa nei mesi estivi nei Comuni dell’Ambito di Lecco e di Bellano). Si tratta di proposte estive rivolte solitamente a ragazzi tra i 15 e i 18 anni che, con la guida di figure adulte con competenze educative e tecniche, portano avanti uno specifico compito di lavoro quali la riqualificazione e manutenzione di beni comuni, attività grafiche ed artistiche, esperienze in aziende agricole, agriturismi e orti sociali.
Gli obiettivi? Favorire l’acquisizione di competenze che serviranno quando dovranno inserirsi nel mondo del lavoro, (puntualità, lavoro di gruppo, rispetto dell’autorità, capacità di auto-organizzazione del lavoro, tenuta dei tempi…) e promuovere la socializzazione, oggi così ridotta e impoverita proprio nell’età che più ne ha bisogno. Ai giovani partecipanti, in cambio del loro tempo e impegno, viene erogato un buono acquisto da usare nei negozi del loro territorio. Penso che questa sia la direzione che deve vedere noi adulti – genitori e comunità educante alleati: permettere agli adolescenti di coinvolgersi, durante il tempo dell’estate, in esperienze che diano loro la concreta percezione che fuori dalle loro stanze c’è un mondo reale che li sta aspettando per aiutarli a crescere e al tempo stesso per rendere strumento di crescita – per loro e per la loro comunità di appartenenza – l’energia e lo spirito vitale che connota questa età.








