Chi abbandona i rifiuti per strada commette un peccato grave contro il Creato e si pone al di fuori della comunione con la comunità cristiana e civile. È questa la motivazione profonda che ha spinto don Giuseppe Venneri, parroco della chiesa Beata Maria Vergine Addolorata di Copertino, cittadina di 22mila abitanti in provincia di Lecce e nota per aver dato i natali a San Giuseppe da Copertino, il “Santo dei voli”, a escogitare un modo insolito per denunciare il degrado: portare le fotografie dei rifiuti direttamente in chiesa.

Il parroco don Giuseppe Venneri
Il parroco don Giuseppe Venneri

Il parroco don Giuseppe Venneri

Sacchi di plastica, bottiglie di vetro, secchi di vernice, teli utilizzati per i lavori di tinteggiatura e persino materassi. È quanto si trova lungo via Specchia di San Vito, una strada trafficata alla periferia della città e trasformata in una discarica a cielo aperto. Una situazione che si ripete da tempo e che il parroco ha voluto denunciare. Dopo aver pubblicato le immagini sulla pagina social della parrocchia, il sacerdote le ha stampate e affisse sulle colonne della navata centrale. Così, durante la celebrazione eucaristica, i fedeli si sono trovati davanti agli occhi le fotografie di uno scempio che spesso rischia di passare inosservato. «Ogni giorno, recandomi in parrocchia, percorro quella strada che collega la provinciale con il centro della città e vedo rifiuti abbandonati di ogni genere: domestici, bustoni, ma anche plastica, rifiuti di natura agricola, bottiglie di vetro, c’è di tutto ormai», spiega don Giuseppe che è anche direttore della Caritas diocesana di Nardò – Gallipoli, «ho parlato al Consiglio Pastorale di questa situazione che mi ha davvero sconcertato perché è un fenomeno in costante aumento. E allora ho proposto di affiggere le foto di questi rifiuti in chiesa per dare uno scossone alla comunità anche perché, e questo mi addolora profondamente, la pratica dell’abbandono dei rifiuti non è vista più di tanto come qualcosa di negativo ma viene generalmente molto tollerata, o comunque, non considerata grave abbastanza».

Un'altra delle foto affisse in chiesa
Un'altra delle foto affisse in chiesa

Un'altra delle foto affisse in chiesa

L’iniziativa ha sorpreso i parrocchiani e il sacerdote ha voluto accompagnare con un richiamo durante l’omelia. L’obiettivo non era puntare il dito contro qualcuno in particolare ma invitare tutti a prendere coscienza di un problema che riguarda l’intera collettività. Le immagini, infatti, documentano una situazione di degrado che non interessa soltanto via Specchia di San Vito ma anche altre strade periferiche del territorio, dove l’abbandono dei rifiuti è diventato una pratica ricorrente che però non desta scalpore. «Questo è un campanello d’allarme», continua il parroco, «perché quando un reato come l’abbandono dei rifiuti non è più percepito come tale è evidente che il senso di comunità sta cominciando a vacillare rispetto a questo tema e a tanti altri. E allora abbiamo voluto fare questo gesto per attirare l’attenzione, per scuotere le coscienze e per dire che chi pratica questo stile di vita, causa un attentato al creato, si trova in una situazione di peccato grave e quindi si pone anche fuori dalla comunione con la chiesa e la comunità».

L’iniziativa di don Giuseppe ha un obiettivo preciso: «Scuotere un po’ le coscienze», rimarca, «fermo restando che le foto sono state comunque inviate alla Polizia Municipale ed è stata fatta una denuncia. Come comunità parrocchiale abbiamo iniziato l’anno scorso a fare un percorso con i bambini dell’ACR (Azione Cattolica Ragazzi, ndr) sulla custodia del xreato», conclude don Giuseppe, «e mi sono sentito un po’ sconfortato perché si fa tanto insieme alle famiglie per trasmettere alcuni valori e poi purtroppo la realtà stride con quello che si vuole insegnare».

Per il parroco «chi fa questo è una persona che è egoista di futuro e non ha a cuore il futuro delle nuove generazioni, perché attenta alla salute degli altri, oltre che deturpare la casa comune, come amava definirla papa Francesco. È un peccato di individualismo e di egoismo e per riparare dovrebbe andare a riprendersi il rifiuto abbandonato e, se non può, almeno confessarsi».