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L’Europa è rinata, dopo la Seconda guerra mondiale, così come la cattedrale di Notre-Dame dopo l’incendio di sette anni fa. Papa Leone, nella catechesi del mercoledì, riassume il suo viaggio in Francia con alcune immagini simbolo. La cattedrale di Parigi diventa la chiave di lettura di una visita all’insegna della rinascita. Un viaggio che è stato «un grande dono per me e per il popolo di Dio». E che ha evidenziato cosa significa collaborazione tra Stato e Chiesa. La cattedrale parigina, nel 2019 ferita da un incendio e oggi ricostruita e più splendida che mai, ne è la prova. Nei Vespri della Beata Vergine Maria, musica, canto e bellezza del tempio hanno commosso i presenti. Il restauro ha mostrato cosa si può fare quando istituzioni pubbliche e private, statali ed ecclesiali lavorano insieme in una sinergia per il bene comune fondata sulla dignità della persona umana. Un messaggio rivolto anche all’Unesco.
Ma Notre-Dame è soprattutto immagine della Chiesa fatta di pietre vive, il popolo santo di Dio. Il Papa ha messo in parallelo i Vespri in cattedrale e la veglia dei giovani allo Stade de France: luoghi diversi, eventi complementari, uniti dalla Chiesa fatta di persone che amano Gesù Cristo perché amate da Lui. Ai giovani ha detto: «Voi siete i santi di Francia!». La veglia è stata un grande segno di speranza, come l’incontro alla Maison Bakhita, rifugio per persone bisognose.
Altro segno di rinnovamento è il numero crescente di giovani e adulti che chiedono il Battesimo. A Parigi è in corso un’assemblea sinodale provinciale, dove il Papa ha incoraggiato catecumeni e neofiti a continuare a camminare. Il culmine della visita è stata la Messa a Place de la Concorde, oltre 800 mila persone hanno affollato gli Champs-Élysées fino all’Arco di Trionfo. Al momento della Comunione, l’Eucaristia è stata distribuita ovunque. È la vera ricostruzione della Chiesa, che solo Dio può compiere per intercessione di Maria.
Dopo Parigi, il pellegrinaggio a Lourdes, per venerare la Madre della Chiesa. Qui il Signore, attraverso la cura materna di Maria, trasmette a tutti, specialmente ai malati, un messaggio di speranza e rinascita. Il Papa ha ricordato che proprio qui ha riaffermato che ogni vita umana, anche nella fragilità estrema, conserva una dignità inviolabile e merita cura e sollievo. Lourdes è un santuario della civiltà dell’amore. Incontrando vittime di abusi, ha chiesto di ascoltarle e accompagnarle verso la guarigione, riconoscendo il dolore inflitto e prevenendo gli abusi e ha chiesto loro di estendere anche ad altre vittime la sua vicinanza.
La terza tappa è stata Metz, in una regione segnata dalla Seconda guerra mondiale, città legata a Robert Schuman, ispiratore dell’unificazione europea. Come Notre-Dame dopo l’incendio, anche l’Europa è rinata dopo la guerra, fondata su democrazia, solidarietà e fraternità, principi che devono molto alle radici cristiane. Su queste basi il progetto europeo può rinnovarsi, con il dialogo interreligioso. Proprio per questo, a Metz il Papa ha incontrato rappresentanti di varie tradizioni religiose, che hanno firmato, di fronte a lui, l’«Appello di Metz» per dialogo e pace.
Infine il tema del viaggio, «Pour que le monde ait la vie», «Perché il mondo abbia la vita» riassume la missione salvifica di Gesù. Una missione rivolta a tutti, come questo viaggio che, si augura il Papa, possa portare per tutti «frutti abbondanti e duraturi».
Nei saluti finali il Pontefice rivolge un appello per la regione del Tigré, in Etiopia dove, a quattro anni dalla tregua, sono ripresi gli scontri tra il governo e il Fronte di liberazione popolare che rischia di causare una catastrofe umanitaria. E chiede che il rosario del mese di ottobre sia dedicato alla richiesta del raggiungimento della pace.




