Vorrei rispondere a una sua domanda: «Come mai la Dottrina sociale della Chiesa intercetta così poco i credenti?» (FC n. 42/2011). Per me, forse, è perché la fede cristiana si riduce solo a celebrazioni del culto. C’è poca o scarsa formazione sociale. Noi cattolici abbiamo ridotto la fede a un fatto privato. Anche quando facciamo parte di associazioni o movimenti ecclesiali. Tutto il contrario del termine “cattolico”, che vuol dire “universale”, aperto agli altri e al mondo. Basta vedere quanta fatica si fa a promuovere le scuole di formazione sociale e politica. O iniziative per far conoscere la Dottrina sociale della Chiesa, parte integrante dell’evangelizzazione. Anche nella mia diocesi nessuno si pone, seriamente, questo problema. È disarmante quanto disinteresse ci sia. Ma non dobbiamo scoraggiarci. Tanto meno desistere.
Valerio T. - Ancona

Alle domande ci sono già le tue risposte, caro Valerio. Le condivido appieno. Aggiungo solo che il tema della formazione è fondamentale, se vogliamo credenti “maturi”, che sappiano essere nel mondo quel segno di distinzione che dovrebbe caratterizzarli. E per dare un contributo serio alla crescita del Paese, che abbia alla base valori come la solidarietà, la condivisione e la coesione. Così si contrasta una società sempre più egoista e individualista, che mira solo ai propri interessi.