Boston
Declassati. E' una parola che gli americani non sono abituati a sentire, o almeno non riferita a loro stessi. Loro che storicamente sono abituati ad affermare pubblicamente – spesso senza reali termini di paragone – che i loro sistemi (economico, politico, giuridico) sono, nonostante i tanti difetti, i migliori del mondo, si sono svegliati stamattina con la notizia che almeno da un punto di vista finanziario il mondo non li considera più come tali.
Svegliati - è davvero la parola più adatta - da un sonno profondo e inconsapevole durante il quale per anni hanno sperperato soldi che non avevano per cose di cui non avevano alcun bisogno, sia da privati sia – almeno secondo il rapporto dell'S&P 500 – come Nazione. In realtà la sveglia stava già suonando da un po': il tasso di disoccupazione che non riesce a scendere sotto il 9 per cento, il mercato immobiliare che quando sembrava aver toccato il fondo ha invece cominciato a scavare, un Parlamento che sull’orlo della bancarotta nazionale non riesce a mettersi d’accordo su bilancio e sul tetto del debito e che, appena lo fa, lo annuncia come una buona notizia e si premia da solo mandando i suoi membri in vacanza per un mese: cosa che ha irritato gli americani a tal punto da far impennare la percentuale di scontenti verso l’operato dello Stato a uno storico 84 per cento.
Per ora comunque l'America è ancora in dormiveglia: le televisioni continuano a mandare in onda, come tutti i sabati mattina, ricette e cartoni animati, anche se nella parte bassa dello schermo la notizia del passaggio dalla tripla alla doppia A, seguita dall’annuncio di speciali della CNN e degli altri canali sull’argomento, ricorda a tutti che molto presto gli occhi dell’America dovranno aprirsi del tutto.



