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Nel suo ultimo libro L’economia facile (Solferino), Carlo Cottarelli, 72 anni, direttore Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica, spiega in parole molto semplici i problemi economici sottesi a tante questioni quotidiane, non ultime quelle sociali.
Ci sono fattori economici anche sotto i disordini di ragazzi che saccheggiano prodotti di marca?
«Con un discorso un po’ estremo vien da dire che se fossero nati miliardari non andrebbero a saccheggiare, ma è vero che forse prevale una ribellione generica, la voglia di fare “casino”».
Il libro mostra un’Italia squilibrata: tanti vecchi, pochi giovani, i migliori dei quali vanno all’estero in cerca di opportunità. Come se ne esce?
«Bisogna cercare di trattenerli in Italia con riforme che facciano crescere di più il Paese creando buoni posti di lavoro meglio remunerati: se il Prodotto interno lordo (Pil) cresce, aumentano anche in proporzione tutte le risorse destinate a pensioni, sanità, scuola, senza bisogno di alzare la percentuale destinata a ciascun settore».


I pochi numeri nel libro fanno capire che su 100 euro incassati dallo Stato solo 7 vanno in istruzione: non è lì il futuro?
«Non ci si investe tanto perché i giovani sono meno degli anziani che vanno di più a votare e che magari non pensano alle nuove generazioni perché non hanno avuto figli. Faticano a capire, però, che le risorse in istruzione aiutano anche a formare persone meglio preparate che riescono a produrre di più e a pagare i contributi che poi servono per le pensioni. E il pagamento delle pensioni dipende anche da quanti giovani restano a lavorare in Italia. Non solo: le persone in età da lavoro producono i beni e servizi necessari anche agli anziani. Se poi, come accade, le imprese faticano a trovare manodopera, bisogna assicurare flussi migratori regolari adeguati».


Dove dovrebbe investire e risparmiare un Paese vecchio per ripristinare il patto generazionale e darsi un futuro?
«In una economia di mercato è essenziale facilitare l’attività delle imprese, in modo che ci siano più investimenti privati e migliori posti di lavoro. Si dovrebbe semplificare la burocrazia, cercare di ridurre la pressione fiscale trovando voci di spesa pubblica non essenziali su cui risparmiare, e poi c’è il tema del costo dell’energia. Bisognerebbe accelerare sulle rinnovabili, ma io non sono a sfavore del ritorno al nucleare».
Stiamo consegnando ai giovani un Paese globalizzato più diseguale e più inquinato, anche questo è un problema economico?
«Se fra 30-40 anni il pianeta si sarà riscaldato troppo ci saranno importanti conseguenze economiche: desertificazione, flussi migratori ancora più forti, difficoltà per l’agricoltura».







