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I milioni di automobilisti che possiedono una vettura a benzina e stanno per mettersi in viaggio il prossimo weekend rischiano di dover accendere un mutuo. Per loro, infatti, niente sconti sul carburante, schizzato alle stelle per la crisi legata allo Stretto di Hormuz (si risolve? Non si risolve?). Il governo è corso ai ripari con un ombrello sforacchiato. Uno sgravio di 17 centesimi al litro, fino al 25 agosto, è infatti previsto solo sul gasolio. Per consentirlo il Consiglio dei ministri ha stanziato in totale 245 milioni - dopo 125 della volta scorsa - per il taglio delle accise e dell’Iva che grava sul prezzo al distributore. Ebbene sì, in Italia sui carburanti si applica una tassa – l’Iva- su un’ altra tassa – le accise – caso forse unico al mondo. Una specie di matrioska fiscale, apri un’imposta e ce ne trovi dentro un’altra. Si era pensato di aumentare il prezzo delle sigarette per finanziare anche la benzina, ma Salvini si è detto contrario, evidentemente per non scontentare i fumatori leghisti che così tirano una boccata di sollievo (ma fumare fa male, il tabacco è un veleno, a volte bisognerebbe privilegiare la salute pubblica a scapito della salute elettorale). Il settore più in sofferenza era comunque quello del gasolio, il più utilizzato (copre il 70 per cento dei consumi giornalieri di carburante) poiché è legato soprattutto ai Tir, ai furgoni, insomma al trasporto delle merci che arrivano nelle nostre case e sulle nostre tavole. È la dura legge economica: gli aumenti del gasolio infatti finirebbero per ricaricarsi sui prodotti trasportati. Inoltre l’extragettito Iva attiverà a fine mese (come è già avvenuto in precedenza) la ormai mitologica “accisa mobile”, di cui si parla tanto, in pratica la restituzione del maggior gettito Iva ottenuto dal rincaro dei carburanti. Il vantaggio di questo meccanismo è che non richiede nuove coperture dai conti pubblici, il limite è che la misura arriva il mese dopo, quando i rincari si sono già fatti sentire nelle tasche degli automobilisti, insomma come ricevere l’ombrello quando il temporale è finito. In base ai dati forniti dal ministero delle Imprese, un litro di gasolio costa in media 2,185 sulle strade (2,255 in autostrada), mentre la stessa quantità di verde 1,982 euro (2,071 in autostrada, quindi con il superamento della soglia simbolica delle due euro). Va detto che non tutti i benzinai applicano gli sconti: la finanza è perennemente a caccia dei “furbetti” che si intascano lo sconto governativo e continuano a mantenere alti i prezzi. A questo punto non resta che salvare il salvabile, osservando i rimedi della nonna al volante: confrontare sempre i prezzi ai vari distributori, mai fare benzina in autostrada, non effettuare rifornimento quando si è in riserva poiché si finisce al primo rifornitore disponibile e non è detto che sia il più conveniente, tenere il più possibile scarico il veicolo, adoperare una guida “parsimoniosa” che significa schiacciare meno sulla tavoletta, evitando di ripartire ai semafori come alla partenza del Gran Premio di Monza, rivolgersi ai distributori collegati a supermercati e ipermercati, solitamente più convenienti (un’indagine di Altroconsumo calcola 9 centesimi in meno al litro), ricorrere al “fai da te” e non al “servito”. Un po’ poco, lo sappiamo, ma non resta che attendere tempi migliori, in attesa che si trovi il petrolio sotto Palazzo Chigi.




