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«Non definirei queste misure una riforma. Ci sono dei ritocchi che da un lato peggiorano le possibilità di pensionamento e dall’altra danno qualcosina in più ai pensionati in termini di restituzione del potere d’acquisto». Da quando non è più ministro del Lavoro e delle Politiche sociali del Governo Monti l’economista Elsa Fornero si sta togliendo parecchi sassolini dalla scarpa
È dal 2012 che devono cancellare la riforma Fornero e invece è ancora lì, anzi l’hanno inasprita.
«La cosa non mi sorprende. La Legge di bilancio 2026 è il sigillo definitivo sull’impossibilità di tornare indietro rispetto alla mia riforma per motivi demografici ed economici. Se i salari non crescono e siamo ultimi in Europa in termini di occupazione, dove si prendono i soldi per aumentare la spesa pensionistica e ripristinare i pensionamenti anticipati?».
La sua riforma prevede anche di aumentare l’età pensionabile in relazione all’aumento dell’aspettativa di vita.
«Certamente: se la gente vive più a lungo bisogna aumentare anche l’età pensionabile, è un principio logico. Se l’Istat certifica che viviamo più a lungo l’Inps e il Governo ne prendono atto a meno che non si tratti di lavori usuranti o particolarmente gravosi. Anche questo è un principio che restituisce un po’ di equità tra le generazioni».
Da ministro del Lavoro aveva innalzato l’età pensionabile ma aveva previsto una serie di misure per uscire dal mondo del lavoro in anticipo.
«Il pensionamento anticipato stabilito dalla nostra riforma è rimasto. Sono invece scomparse le varie quote che sommavano gli anni di contribuzione all’età introdotte dai governi successivi: quota 100, 102, 103 ecc. Il fatto è che ci sono poche risorse e spenderle per anticipare il ritiro dal lavoro era molto poco saggio».
Non era proprio possibile mantenerle?
«Era una maniera per aumentare la spesa pensionistica rispetto alla nostra riforma. È stato un modo per dire: non possiamo cancellare la riforma Fornero ma vi diamo una possibilità di uscire prima. Il problema è che le pensioni oggi sono calcolate con una formula generosa che per coloro che lavoravano prima di un certo periodo dà di più di quanto è stato versato in termini di contributi. Le persone hanno capito che se sono in buona salute e hanno un buon impiego conviene loro rimanere al lavoro fino alla pensione di vecchiaia. Conosco tante persone contente di questa scelta. Poi è chiaro che il sistema pubblico deve andare incontro alle persone sfortunate, che magari hanno problemi di salute o familiari».
I giornalisti conservano i calcoli retributivi addirittura fino al 2017.
«Voi giornalisti siete una categoria che ha molte differenziazioni tra senior e junior. I primi hanno una pensione generosa, i secondi una vita precaria, mal pagata e al tempo stesso con una pensione che sarà molto meno generosa. Quando le ingiustizie sono fatte nel passato, correggerle è molto difficile. È stato introdotto un contributo di solidarietà. Il fatto che le pensioni alte non abbiano una indicizzazione è un altro modo per una piccola correzione all’ingiustizia, insieme all’aumento dell’aliquota fiscale. Ma il problema centrale resta un altro».
E quale?
«Quando si parla di pensioni non si può fare a meno di parlare di popolazione. Quando mancheranno i lavoratori che versano i contributi che farà l’Inps? È la demografia che condiziona il sistema pensionistico. Di fronte alla crisi delle nascite abbiamo un futuro molto avverso al sistema pensionistico: non si sa se tra 20 anni saremo in grado di pagare gli assegni previdenziali. Il vero problema è salvaguardare le giovani generazioni, non quello di dare qualcosa agli attuali pensionati, a parte naturalmente quelli che hanno difficoltà vere. E le giovani generazioni si salvaguardano non promettendo loro una quiescenza tra 40 anni ma fornendo loro delle buone opportunità di lavoro. È il lavoro che fa la pensione, non le promesse dei politici. Dunque dobbiamo ad esempio investire sull’istruzione (abbiamo il tasso di laureati più basso d’Europa). Fermare anche di due mesi l’aumento dell’età pensionistica è un comportamento molto cinico nei confronti dei giovani, mentre scrivere una legge che promette loro garanzie per il futuro è una promessa scritta sulla sabbia».




