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Cassette di pesce appena scaricate da un peschereccio, pronte per la vendita.
Negli ultimi giorni l’epatite A è tornata a far parlare di sé. I casi sono aumentati a Napoli e, nel giro di poco tempo, segnalazioni sono arrivate anche dal Lazio. Un andamento che ha richiamato l’attenzione delle autorità sanitarie e riportato al centro una malattia che spesso si sottovaluta, ma che continua a circolare, soprattutto attraverso ciò che mangiamo.
Non si tratta, al momento, di una situazione grave dal punto di vista clinico, ma i contagi sono in crescita e vengono seguiti con attenzione per capire meglio come si stia diffondendo il virus e come fermarlo. Proprio per questo diventa fondamentale capire cosa c’è dietro questi casi: come avviene il contagio, quali comportamenti possono esporre a rischio e cosa si può fare, nella vita quotidiana, per proteggersi.
Ne abbiamo parlato con il dietologo Giorgio Calabrese.
«L’epatite A è un’infezione virale acuta del fegato, la cui trasmissione è principalmente alimentare, attraverso l’ingestione di acqua o alimenti contaminati, soprattutto molluschi bivalvi consumati crudi. Anche frutta, verdura e frutti di bosco, questi ultimi in particolare se sono congelati debbono essere consumati sempre cotti e non per guarnire torte. Le verdure e la frutta che si consumano crude andrebbero prima lavate con acqua e bicarbonato, che pulisce a fondo riducendo anche l’eventuale presenza di pesticidi. L’aceto può ridurre la carica batterica ma non elimina i patogeni. L’unica sicurezza è la cottura, la gran parte dei batteri si elimina con il calore. Nelle persone adulte i sintomi più frequenti sono febbre, malessere, nausea, dolori addominali, urine scure e ittero, mentre bambine e bambini possono rimanere asintomatici per tutta la durata dell’infezione. I mitili sono organismi filtratori e se le acque di accrescimento sono contaminate, si contaminano a loro volta. L’unico modo per mettersi al sicuro da infezioni è cuocere i molluschi. Il calore, infatti, inattiva il virus e rende tutto commestibile in sicurezza. In genere questo rischio di contrarre l’epatite A è più presente nel periodo estivo quando aumenta il consumo di cozze e vongole, telline, ostriche. In generale però, tutto l’anno il consumo dei molluschi crudi è un rischio. Chi ama i molluschi e il loro sapore spiccato da crudi fatica ad assoggettarsi alla sicurezza della cottura ma è una fatica che vale la pena sopportare se si vuole vivere in qualità di vita. Una piccola rinuncia che vale un grande investimento per il futuro».






