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Non ha fine la vicenda della quattordicenne bolognese originaria del Bangladesh rasata a zero della madre perché aveva osato togliersi il velo. Dalla fine di marzo ossia da quando, dopo la denuncia ai carabinieri da parte della scuola, la Procura dei Minori ne aveva disposto l’affidamento a una comunità protetta, i genitori chiedono il suo ritorno in famiglia. Ma il loro atteggiamento e le loro giustificazioni evidentemente non hanno convinto i giudici.
La Procura ordinaria infatti, che fin da subito aveva aperto un fascicolo, nei giorni scorsi ha chiesto per entrambi il processo immediato con l’accusa di maltrattamenti in famiglia. Un procedimento caratterizzato dalla mancanza dell’udienza preliminare, richiesto quando vi sia l’evidenza delle prove. La famiglia aveva già fatto istanza per riavere la figlia a casa, ma i giudici avevano espresso parere negativo in quanto, interrogati, i genitori avevano dato versioni contrastanti e tutt’altro che convincenti.
Prima avevano parlato di pidocchi, ma la scuola frequentata da Fatima aveva evidenziato come non si fossero presentati casi di pediculosi nelle aule. Allora la madre aveva corretto il tiro parlando di un taglio sbagliato di capelli che avrebbe richiesto da parte sua un drastico correttivo, peraltro su richiesta della figlia. Fatima ha sempre negato queste versioni. Quella famosa mattina si presentò in classe piena di vergogna e piangente, col capo nascosto da un cappuccio per nascondere la punizione. Ma già prima la ragazza aveva lamentato profondi disagi, tanto che la scuola aveva cercato inutilmente di istaurare un dialogo coi genitori.
Dai racconti della ragazza emergerebbero continui maltrattamenti psicologici, come il divieto di uscire con le amiche e persino di parlare coi compagni di scuola maschi. La sua versione evidentemente ha convinto i giudici, che con ogni probabilità temono che la ragazza, tornando in famiglia, possa correre rischi più gravi di un taglio di capelli. Del resto in queste settimane in cui è rimasta nella comunità protetta Fatima non ha mai chiesto di incontrare né la madre né il padre. Adesso la parola passa al Gip.
Intanto la vicenda continua a far discutere. Da una parte c’è chi sostiene che debbano essere rispettate le “usanze” culturali di chi proviene da tradizioni diverse dalle nostre e che, in nome di queste, i genitori di Fatima debbano essere giustificati anche in mancanza - evidente - di una qualunque forma di ravvedimento. Dall’altra chi ritiene che esistano valori inderogabili della nostra cultura, come il rispetto della persona e della donna in particolare, che esigono rispetto da tutti coloro che entrano a far parte delle nostre comunità. La vicenda di Fatima, nel caso auspicabile in cui si vada a processo, potrebbe costituire un precedente importante, in qualunque modo si concluda.



