E' morta per un improvviso malore, mentre camminava col marito nei pressi di Gubbio, su un sentiero francescano, nel cuore di quella spiritualità da sempre amata da entrambi i coniugi. Così se ne è andata a 76 anni Flavia Franzoni, moglie dell'ex premier italiano ed ex presidente della Commissione europea Romano Prodi, madre di Giorgio e Antonio. Chi scrive se la ricorda comparire all'improvviso, giunta sulla sua bicicletta, al termine di un'intervista che feci al marito insieme al collega Luciano Scalettari, nell'ufficio privato di Bologna dell'ex premier, in via Gerusalemme (dove nacque l'Ulivo), discreta e cordiale, curiosa e solare.  Ma Flavia non è stata solo la moglie di un politico influente. Era una donna di talento con una carriera distinta nel campo dell'insegnamento e un profondo legame con la città di Bologna. Era nata il primo febbraio 1947 a Reggio Emilia, la città in cui conobbe Romano. Dopo aver completato gli studi superiori, si iscrisse all'Università di Bologna, laureandosi in Scienze Politiche. La sua passione per l'insegnamento l'ha portata a intraprendere la carriera accademica, diventando un'autorevole voce nell'ambito degli studi sul Welfare. Flavia Prodi ha dedicato gran parte della sua vita all'insegnamento universitario, docente di Metodi e tecniche del servizio sociale alla facoltà di Scienze Politiche dell'Alma Mater, formando generazioni di assistenti sociali. Era un'esperta riconosciuta di Welfare, grazie agli studi e all'esperienza maturata sul campo presso la Fondazione Zancan, presieduta da don Giovanni Nervo. Flavia è tra i fondatori dell'Iress, Istituto per gli studi sociali di Bologna, che ha diretto fino al 1995. Bologna è una città ricca di storia, cultura e arte, e Flavia ha contribuito attivamente alla sua comunità con il suo modello di Welfare "municipale e comunitario", attento prima di tutto alla persona.

Il legame profondo, nato nei comuni ambienti cattolici che frequentavano, ha portato Flavia e Romano a sposarsi nel 1969, nozze celebrate dall'allora don Camillo Ruini, il futuro cardinale presidente della Cei. Mentre Romano proseguiva la sua carriera politica, Flavia ha sempre dimostrato di essere una sostenitrice fedele e un'importante fonte di sostegno per il futuro premier e presidente dela Commissione europea. La sua intelligenza, saggezza e presenza discreta sono diventate una risorsa inestimabile per il marito durante i momenti più difficili. 

«Flavia mi ha sorriso per l'ultima volta nel sentiero tra Gubbio e Assisi, dopo due giorni di pura felicità, con la compagnia dei nostri cari amici», ha detto Romano di fronte al feretro della consorte, ai funerali celebrati nella chiesa di San Giovanni in Monte. «Sono stati 54 anni sempre insieme, in tanti momenti di gioia e anche nel dolore, nella salute e nella malattia e come dice la preghiera, in tutti i giorni della nostra vita. Ai 54 anni - ha aggiunto - vorrei aggiungere anche i due anni di corteggiamento, anche un po' di più. Mai mi sono pentito di aver tanto insistito».

«Stando insieme tanti anni si entra in simbiosi, si assomigliano perfino le calligrafie, stare insieme è garanzia di armonia nella diversità. L'amore è concreto, prende tutto il corpo ma anche tutta l'anima. È un legame abbondantemente d'oro che ha legato Flavia a Romano, dove si confonde la metà dell'uno alla metà dell'altro. Dove lo sguardo li univa tanto da sembrare che non ci fosse, ma c'era». Lo ha detto il presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi, in un passaggio dell'omelia. L’arcivescovo di Bologna ha anche ricordato l’impegno di Flavia Franzoni dalla parte degli ultimi. «È giusto ricordare - ha detto Zuppi - come con Achille Ardigò e tanti altri, scelse una branca della sociologia vicina alla marginalità, che per certi versi verifica e corregge le decisioni anche degli effetti degli economisti: certi tagli alla spesa ad esempio, con conseguenze spesso lasciate ai più fragili o a chi viene dopo».