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Un incontro cordiale, a porte chiuse, guardandosi negli occhi. E’ durato 23 minuti il colloquio privato tra il papa e il ministro degli Esteri del Myanmar Aung San Suu Kyii, nella sala del corpo diplomatico del palazzo presidenziale della capitale Nay Pyi Taw. Del colloquio non si sa nulla, ma è facile immaginare che il pontefice e la premio Nobel abbiano affrontato i temi legati al futuro di questo tormentato Paese, a cominciare dalla crisi dei Rohingya. Al termine del colloquio sia il Papa che la leader democratica si sono recati nell'International convention center, dove San Suu Kyi, figlia del padre della indipendenza della Birmania e vincitrice delle elezioni del novembre 2015 dopo decenni di dittatura militare, ha tenuto un discorso solenne.
Non è la prima volta che Francesco incontra Aung San Suu Kyi. Si erano già visti una prima volta a Roma la scorsa primavera, quando la premio Nobel visitò il Vaticano in occasione dell'allacciamento delle relazioni diplomatiche. Aung San Suu Kyii, - che ha stravinto le elezioni del 2015 dopo decenni di dittatura ma alla quale la costituzione ha impedito di assumere l'incarico di presidente - ha parlato al Papa nel Palazzo presidenziale rivolgendo un forte discorso molto chiaro sulle sfide del presente, e non reticente nel ricordare che la situazione dei Rohingya ha "più fortemente catturato l'attenzione del mondo".





