Ora che è entrata nella storia, prima candidata in 240 anni di democrazia americana, a Hillary Clinton non resta che farla. Nessuno mai come lei, nemmeno Madeleine Albright, primo segretario di Stato donna durante il secondo mandato del marito Bill Clinton. L’aspetta una campagna elettorale sfibrante, contro un avversario rozzo, Donald Trump, estraneo al Campidoglio e alla Casa Bianca e ai delicati meccanismi del potere, ma molto deciso a scalzare la sua dinastia presidenziale. Ma a Hillary le risorse e l’esperienza non manca.  La carriera di questa tenace avvocatessa è una continua scalata dentro e fuori la piramide del potere americano: senatrice di New York, first lady in Arkansas (quando il marito Bill era governatore) e poi alla Casa Bianca per otto anni, infine segretario di Stato. Hillary Diane Rodham è nata 68 anni fa in una famiglia della middle-class di Chicago.

Nella sua biografia “Living History”, che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo, scrive di aver ereditato la sua tenacia dal padre Hugh, veterano di guerra della Us Navy e imprenditore tessile (“un repubblicano fiero, tutto d’un pezzo”). La madre Dorothy, casalinga, aveva avuto un’infanzia durissima: era stata abbandonata dai genitori e cresciuta in affido. Diede a Hugh altri due figli e rappresenta il lato “dolce” della personalità di Hillary, molto impegnata, soprattutto nella prima parte della sua vita, nella difesa dei diritti dell’infanzia. La sua è una giovinezza “wasp” tipica della middle-class con un occhio agli studi e un altro alla politica: è stata la prima donna a presiedere alla cerimonia dei diplomi nel prestigioso college di Wellesley, nel Massachussets. Hillary è sicuramente un’antesignana dei diritti delle donne. Ad esempio, fu una delle sole 27 matricole del gentil sesso della prestigiosa università di diritto Yale. Dopo la laurea, Prima di entrare nel prestigioso Rose Law Firm, uno degli studi legali più antichi degli Stati Uniti, lavorò porta a porta per il Fondo di difesa dei bambini  i Chicago ma non dimenticò mai la sua passione politica, affinando la comprensione dei meccanismi del potere, anche quelli che si celebrano dietro le quinte. Come avvocato, fu consulente della commissione d’inchiesta che indagò sullo scandalo Watergate di Nixon. Nel 1975 aveva conosciuto Bill Clinton un brillante studente che diventerà governatore dell’Arkansas, per portarla dentro la Casa Bianca, dove potrebbe rientrare se riuscisse a battere il magnate repubblicano Donald Trump.

Come first lady d’America Hillary si dedicò soprattutto al sistema sanitario americano, che come è noto è uno dei più deboli e iniqui del mondo (ma con Obama ha fatto qualche progresso, includendo milioni di bambini e diseredati della working class). Naturalmente anche i diritti per l’emancipazione femminile sono sempre stati un suo cavallo di battaglia: “I diritti delle donne sono diritti umani, i diritti umani sono diritti delle donne”, è il suo slogan. Hillary ha fatto dimenticare il suo passato di pacifista ai tempi del Vietnam: sostenne apertamente l’intervento in Afghanistan e in Iraq e da segretario di Stato ha guidato l’ala più aggressiva e interventista della politica estera americana.

 Quanto al suo rapporto con Clinton, non proprio improntato alla fedeltà coniugale (Monica Lewinski, Jennifer Flowers e chissà chi altre) Hillary ha sempre perdonato le scappatelle del marito, attirandosi le antipatie delle femministe più agguerrite che la incitavano al divorzio. In “Living History” la signora Clinton spiega come l'amore sia la ragione che la porta a rimanere con il coniuge, futuro consigliere economico in caso di elezione. "Nessuno mi capisce meglio e nessuno mi fa ridere come lo fa Bill. Bill e io abbiamo iniziato un discorso nella primavera del 1971, e più di trenta anni dopo non lo abbiamo ancora terminato". Se venisse eletta, la loro unica figlia Chelsea sarebbe la prima e unica donna della storia del mondo ad aver avuto un papà e una mamma presidenti degli Stati Uniti.