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Lo sono stato anch'io un ragazzetto irrequieto e ho preso da mia madre gli schiaffi che mi meritavo. Allora la società usava mezzi semplici ma efcaci, a tempo giusto, e i genitori erano genitori quando te le davano, ma due minuti dopo erano ancora più genitori quando ti spiegavano, con la pazienza dei contadini, che non si rompono i lampioni delle strade, né si rubano le ciliegie nei campi del nonno. Così i genitori ci hanno educati.
Adesso invece ci sono di mezzo il Tribunale dei minori, i giornali che te la raccontano come vogliono e il diritto dei bambini di accusare i genitori di violenza, appena parlano di piccoli castighi e fanno un accenno di schiaffo. Perché i genitori, oggi, sbagliano sempre, cioè non hanno mai ragione.
E così accade che quattro adolescenti rom, per divertimento, smontino un tombino al centro di una città veneta e poi lo usino per spaccare la vetrina di un negozio perché esponeva due nuovi modelli di iPhone. Il più grande del gruppo, 15 anni, ha raccontato alle forze dell’ordine l’avventura, come io e voi raccontiamo quanto era buona la pizza dell’altra sera. Spavalderia, impunità e, fatemi pensare male, già con la testa orientata verso la prossima stupidata. Loro sanno che la giustizia non li può punire e sanno ancora meglio (tra loro c’era una ragazzina scappata da una comunità) che, davanti ai loro coetanei, si sono guadagnati una stelletta al merito.
Ho raccontato questo fatto per ritornare su una mia idea che più volte ho inutilmente espresso. Mandare questi ragazzini in carcere è sbagliato. Nessuno, pedagogicamente parlando, metterebbe i peggiori con i peggiori perché troverebbero “colleghi” con medaglie d’oro e che, rispetto a loro, sarebbero eroi nazionali di spavalderie. Urge creare realtà semplici, rasserenanti, non carcerarie, dentro le quali questi adolescenti scatenati possano trovare educatori veri, motivati, capaci di riordinare i grandi talenti che questi ragazzi possiedono, ma che nessuno è riuscito a valorizzare. Giocare con i tombini non può diventare lo sport più amato dagli adolescenti. Certo che se altre passioni per loro non esistono e se mancano persone adulte preparate e desiderose di spendere la loro vita per avventure educative rischiose, anche se avare di grati- cazioni, saremo eternamente qui a raccontarci le scemate scriteriate dei nostri gli.
Adesso invece ci sono di mezzo il Tribunale dei minori, i giornali che te la raccontano come vogliono e il diritto dei bambini di accusare i genitori di violenza, appena parlano di piccoli castighi e fanno un accenno di schiaffo. Perché i genitori, oggi, sbagliano sempre, cioè non hanno mai ragione.
E così accade che quattro adolescenti rom, per divertimento, smontino un tombino al centro di una città veneta e poi lo usino per spaccare la vetrina di un negozio perché esponeva due nuovi modelli di iPhone. Il più grande del gruppo, 15 anni, ha raccontato alle forze dell’ordine l’avventura, come io e voi raccontiamo quanto era buona la pizza dell’altra sera. Spavalderia, impunità e, fatemi pensare male, già con la testa orientata verso la prossima stupidata. Loro sanno che la giustizia non li può punire e sanno ancora meglio (tra loro c’era una ragazzina scappata da una comunità) che, davanti ai loro coetanei, si sono guadagnati una stelletta al merito.
Ho raccontato questo fatto per ritornare su una mia idea che più volte ho inutilmente espresso. Mandare questi ragazzini in carcere è sbagliato. Nessuno, pedagogicamente parlando, metterebbe i peggiori con i peggiori perché troverebbero “colleghi” con medaglie d’oro e che, rispetto a loro, sarebbero eroi nazionali di spavalderie. Urge creare realtà semplici, rasserenanti, non carcerarie, dentro le quali questi adolescenti scatenati possano trovare educatori veri, motivati, capaci di riordinare i grandi talenti che questi ragazzi possiedono, ma che nessuno è riuscito a valorizzare. Giocare con i tombini non può diventare lo sport più amato dagli adolescenti. Certo che se altre passioni per loro non esistono e se mancano persone adulte preparate e desiderose di spendere la loro vita per avventure educative rischiose, anche se avare di grati- cazioni, saremo eternamente qui a raccontarci le scemate scriteriate dei nostri gli.




