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«Mi è stato chiesto di spiegare perché voglio una cosa così strana. È perché ho solo 14 anni e non voglio morire, ma so che sto morendo». Inizia con queste parole struggenti la breve lettera che J.S., la teenager britannica condannata da una forma rara e inesorabile di tumore, scrisse al giudice britannico che poi ne ha disposto l'ibernazione post-mortem con un verdetto senza precedenti nel Regno Unito e non solo. «Penso che essere crioconservata», continuava la teenager, «mi dia la possibilità di essere curata e risvegliata, anche fra centinaia di anni. Non voglio essere sepolta sottoterra. Voglio vivere, vivere più a lungo, perché in futuro potrebbero trovare una cura per il mio cancro e risvegliarmi. Voglio avere questa possibilità. Questo è il mio desiderio».
Vivere. Vivere oltre la morte. Vivere a dispetto della morte. È questo il desiderio che animava questa ragazza e che probabilmente è alla base di chi richiede di essere ibernato o crioconservato dopo la morte. In tutto il mondo ci sono tre aziende che offrono questo servizio: due americane (la Alcor Life Extension con sede in Arizona e il Cryonics Institute nel Michigan) e una russa, la KrioRus, che ha sede a 800 chilometri da Mosca. Il costo varia dai 100mila dollari (circa 95mila euro) richiesti negli Stati Uniti a quello, più economico, della KrioRus che è di circa 40mila dollari (37mila euro).
Il fenomeno è in crescita anche in Italia dove molte persone, soprattutto residenti al Centro Nord chiedono informazioni sull’ibernazione e la crioconservazione del proprio corpo dopo la morte. Dopo Aldo Fusciardi, morto nel 2012 e crioconservato negli Stati Uniti, la lista degli italiani già ibernati si è allungata: un 50enne di Rimini, malato di cancro e morto nel 2015, ha deciso di far conservare il proprio corpo nella speranza che si trovi in futuro una cura al tumore. Un altro caso arriva dalla Puglia. Alcuni mesi fa, invece, è toccato ad una 76enne di Viterbo, Cecilia Iubei, il cui nome, con la data di crioconservazione (7 aprile 2016) e le caratteristiche (crioconservazione di «tutto il corpo») si trova sul sito internet della KrioRus insieme agli altri che hanno scelto l’ibernazione. In totale sono 51 persone, la stragrande maggioranza sono russi ma arrivano anche da Australia, Svizzera, Giappone, Israele, Paesi Bassi, Ucraina, Estonia, Belarus, Stati Uniti. Il primo paziente italiano risale al settembre 2013 ma non viene riportato il nome.
Due dei tre italiani che hanno scelto l'ibernazione erano malati di tumore
Ma come avviene la procedura di ibernazione? E cosa dice la legge italiana? Nel nostro Paese c’è un’azienda, la “Polistena human criopreservation” di Filippo Polistena con sede a Mirandola, nel Modenese, che si occupa, unica in Italia, di trasportare i cadaveri congelati dal nostro Paese a Mosca attraverso voli cargo. Ha al suo attivo già nove clienti e ha realizzato l’ibernazione di tre italiani per contro della KryoRus.
Francesco Rimedio, il legale che collabora con l’azienda, spiega la procedura: «L’intervento di crioconservazione o ibernazione», spiega, «può essere effettuato solo dopo l’effettivo accertamento del decesso della persona. In una struttura sanitaria questo accertamento può essere fatto dopo venti minuti dai medici. In caso di decesso a casa non si può toccare il cadavere prima delle 24 ore previste dalla legge». Per queste procedure si segue un rigido protocollo medico-sanitario: «L’ibernazione», continua Rimedio, «consente una minore degenerazione dei tessuti, blocca il processo degenerativo e lo arresta a una funzione di vita latente attraverso l’iniezione di sostanze antidegenerative. Nella crioconservazione si interviene solo con il raffreddamento per il mantenimento del corpo».
I corpi ibernati una volta arrivati in Russia vengono sistemati in vasche di azoto liquido a una temperatura di -196 gradi. «Parenti e amici», spiega Rimedio, «possono visitare la struttura». Due dei tre italiani che hanno scelto la crioconservazione con KrioRus, dice Rimedio, «erano malati di tumore. Arrivano da Lazio, Puglia, Emilia Romagna. La volontà di essere ibernati non era loro, come nel caso della ragazza inglese, ma dei familiari».
Nel caso di Cecilia Iubei c’è un blog intitolato “Sconfiggere la morte” in cui si racconta la storia della malattia della donna e la scelta di ibernare il corpo dopo la morte.
Vivere. Vivere oltre la morte. Vivere a dispetto della morte. È questo il desiderio che animava questa ragazza e che probabilmente è alla base di chi richiede di essere ibernato o crioconservato dopo la morte. In tutto il mondo ci sono tre aziende che offrono questo servizio: due americane (la Alcor Life Extension con sede in Arizona e il Cryonics Institute nel Michigan) e una russa, la KrioRus, che ha sede a 800 chilometri da Mosca. Il costo varia dai 100mila dollari (circa 95mila euro) richiesti negli Stati Uniti a quello, più economico, della KrioRus che è di circa 40mila dollari (37mila euro).
Il fenomeno è in crescita anche in Italia dove molte persone, soprattutto residenti al Centro Nord chiedono informazioni sull’ibernazione e la crioconservazione del proprio corpo dopo la morte. Dopo Aldo Fusciardi, morto nel 2012 e crioconservato negli Stati Uniti, la lista degli italiani già ibernati si è allungata: un 50enne di Rimini, malato di cancro e morto nel 2015, ha deciso di far conservare il proprio corpo nella speranza che si trovi in futuro una cura al tumore. Un altro caso arriva dalla Puglia. Alcuni mesi fa, invece, è toccato ad una 76enne di Viterbo, Cecilia Iubei, il cui nome, con la data di crioconservazione (7 aprile 2016) e le caratteristiche (crioconservazione di «tutto il corpo») si trova sul sito internet della KrioRus insieme agli altri che hanno scelto l’ibernazione. In totale sono 51 persone, la stragrande maggioranza sono russi ma arrivano anche da Australia, Svizzera, Giappone, Israele, Paesi Bassi, Ucraina, Estonia, Belarus, Stati Uniti. Il primo paziente italiano risale al settembre 2013 ma non viene riportato il nome.
Due dei tre italiani che hanno scelto l'ibernazione erano malati di tumore
Ma come avviene la procedura di ibernazione? E cosa dice la legge italiana? Nel nostro Paese c’è un’azienda, la “Polistena human criopreservation” di Filippo Polistena con sede a Mirandola, nel Modenese, che si occupa, unica in Italia, di trasportare i cadaveri congelati dal nostro Paese a Mosca attraverso voli cargo. Ha al suo attivo già nove clienti e ha realizzato l’ibernazione di tre italiani per contro della KryoRus.
Francesco Rimedio, il legale che collabora con l’azienda, spiega la procedura: «L’intervento di crioconservazione o ibernazione», spiega, «può essere effettuato solo dopo l’effettivo accertamento del decesso della persona. In una struttura sanitaria questo accertamento può essere fatto dopo venti minuti dai medici. In caso di decesso a casa non si può toccare il cadavere prima delle 24 ore previste dalla legge». Per queste procedure si segue un rigido protocollo medico-sanitario: «L’ibernazione», continua Rimedio, «consente una minore degenerazione dei tessuti, blocca il processo degenerativo e lo arresta a una funzione di vita latente attraverso l’iniezione di sostanze antidegenerative. Nella crioconservazione si interviene solo con il raffreddamento per il mantenimento del corpo».
I corpi ibernati una volta arrivati in Russia vengono sistemati in vasche di azoto liquido a una temperatura di -196 gradi. «Parenti e amici», spiega Rimedio, «possono visitare la struttura». Due dei tre italiani che hanno scelto la crioconservazione con KrioRus, dice Rimedio, «erano malati di tumore. Arrivano da Lazio, Puglia, Emilia Romagna. La volontà di essere ibernati non era loro, come nel caso della ragazza inglese, ma dei familiari».
Nel caso di Cecilia Iubei c’è un blog intitolato “Sconfiggere la morte” in cui si racconta la storia della malattia della donna e la scelta di ibernare il corpo dopo la morte.





