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Le prime a doversi indignare sono proprio loro, le donne. Anche se il messaggio che passerà è che si tratta di una bellissima iniziativa che non costringerà più in futuro una donna che lavora a scegliere tra famiglia e carriera. E a salvare, ad un certo punto, capra e cavoli. In barba ovviamente all’età e all’orologio biologico.
Facebook e Apple, i due giganti della Silicon Valley, si sono offerti di pagare il procedimento, assai costoso, per consentire alle proprie dipendenti di congelare gli ovuli nel caso in cui, un giorno, decidano di voler fare un figlio. Ecco un’iniziativa che demolisce in un colpo solo il valore, anche sociale, della maternità e della femminilità. La donna viene ridotta ad una mera macchina produttiva, l’essere umano a un prodotto, il messaggio violento che passa è questo: non fare figli quando puoi (e quando servi a me per lavorare) ma falli quando invece non puoi.
Ma davvero si può pensare che questo sia un sostegno alla maternità? Non sarebbe stato più ragionevole e utile introdurre sistemi migliori di sostegno alle madri lavoratrici? E poi, un figlio basta solo farlo o non anche crescerlo? E come si fa quando, a causa dell’età, anche le forze vengono meno?
Dalle parti di Silicon Valley, e non solo lì evidentemente, dovrebbero sapere che ciò che costringe una donna a dover scegliere tra figli e carriera è ben altro: la disponibilità di asili nido e strutture adeguate dove poter lasciare i bimbi, ad esempio. O l’assenza di discriminazione sul posto di lavoro e al momento dell’assunzione per le donne che decidono di avere un bambino. Insomma, una legislazione che davvero favorisca la libertà di scelta e aiuti concretamente le madri lavoratrici.
Senza dimenticare che la Società americana e quella europea di riproduzione hanno messo in guardia più volte dal congelamento degli ovuli, almeno 20 suggeriscono i medici, per estendere la fertilità perché le possibilità di nascita non sono, come dire, "garantite".
Insomma, la fabbricazione del figlio diventa un benefit aziendale al pari di un buono pasto. E la gravidanza qualcosa da programmare rimandandola, magari, a dopo la fine della fase più intensa della carriera.
Il diritto all’ovocita congelato – nuova, inquietante frontiera dello Statuto dei lavoratori e dei diritti umani - è anche un bel business. Come ricordava il motto “Freeze your eggs, Free your career” che qualche mese fa campeggiava sulla copertina di Bloomberg Businessweek dove si spiegava che il congelamento degli ovuli costa dai 10mila ai 50mila dollari.
Un investimento economico che vale la pena fare, perché, come diceva Lauren, un avvocato di 34 anni di Los Angeles che ha congelato i propri ovuli, in questo modo «prima crei la tua carriera, e poi tutto il resto si mette a posto».
Facebook e Apple, i due giganti della Silicon Valley, si sono offerti di pagare il procedimento, assai costoso, per consentire alle proprie dipendenti di congelare gli ovuli nel caso in cui, un giorno, decidano di voler fare un figlio. Ecco un’iniziativa che demolisce in un colpo solo il valore, anche sociale, della maternità e della femminilità. La donna viene ridotta ad una mera macchina produttiva, l’essere umano a un prodotto, il messaggio violento che passa è questo: non fare figli quando puoi (e quando servi a me per lavorare) ma falli quando invece non puoi.
Ma davvero si può pensare che questo sia un sostegno alla maternità? Non sarebbe stato più ragionevole e utile introdurre sistemi migliori di sostegno alle madri lavoratrici? E poi, un figlio basta solo farlo o non anche crescerlo? E come si fa quando, a causa dell’età, anche le forze vengono meno?
Dalle parti di Silicon Valley, e non solo lì evidentemente, dovrebbero sapere che ciò che costringe una donna a dover scegliere tra figli e carriera è ben altro: la disponibilità di asili nido e strutture adeguate dove poter lasciare i bimbi, ad esempio. O l’assenza di discriminazione sul posto di lavoro e al momento dell’assunzione per le donne che decidono di avere un bambino. Insomma, una legislazione che davvero favorisca la libertà di scelta e aiuti concretamente le madri lavoratrici.
Senza dimenticare che la Società americana e quella europea di riproduzione hanno messo in guardia più volte dal congelamento degli ovuli, almeno 20 suggeriscono i medici, per estendere la fertilità perché le possibilità di nascita non sono, come dire, "garantite".
Insomma, la fabbricazione del figlio diventa un benefit aziendale al pari di un buono pasto. E la gravidanza qualcosa da programmare rimandandola, magari, a dopo la fine della fase più intensa della carriera.
Il diritto all’ovocita congelato – nuova, inquietante frontiera dello Statuto dei lavoratori e dei diritti umani - è anche un bel business. Come ricordava il motto “Freeze your eggs, Free your career” che qualche mese fa campeggiava sulla copertina di Bloomberg Businessweek dove si spiegava che il congelamento degli ovuli costa dai 10mila ai 50mila dollari.
Un investimento economico che vale la pena fare, perché, come diceva Lauren, un avvocato di 34 anni di Los Angeles che ha congelato i propri ovuli, in questo modo «prima crei la tua carriera, e poi tutto il resto si mette a posto».




