«Il culto mariano ce l’aveva in testa. Il fatto che fosse andato a Fatina non è stato casuale. Forse voleva  chiedere alla Madonna la grazia per questa sentenza. Ma, o ha sbagliato lui o ha sbagliato la Madonna. Fatto sta che la grazia non l’ha avuta». Scherzano i carabinieri commentando a caldo l’arresto a Fatima di Maurizio Tramonte, La “fonte Tritone”, condannato all’ergastolo per la strage di piazza della Loggia, a Brescia, era già stato in pellegrinaggio a Lourdes a Pasqua.

 

Della fede vera o presunta dell’ex camerata coinvolto nella strage che, nel 1974, ha causato 8 morti e 102 feriti, ai carabinieri, in realtà, interessa poco. Quello che ha insospettito gli uomini del generale Giuseppe Governale è stato, invece, il suo comportamento. Lasciata l’Italia già domenica, dopo aver attraversato in auto la Francia e la Spagna,  Tramonte aveva spento i telefoni e cambiato auto facendo presupporre che si sarebbe dato alla latitanza.

 

E, dalla mattina del 21, con la sentenza della Cassazione andata in esecuzione, Tramonte era diventato già un latitante. I carabinieri del ros si sono mossi subito allertando i colleghi portoghesi che hanno proceduto all’arresto mentre Tramonte girovagava ancora tra il santuario e le chiese vicine. Nei prossimi giorni sarà sottoposto a un’udienza da parte di un giudice portoghese che verificherà la regolarità dell’arresto e poi ritornerà in Italia per scontare la pena.