Il suo nome ai tifosi interisti evoca giorni felici e l’inizio di un’epopea che nel 2010 si concluderà con l’apoteosi del triplete. Sembra passato un secolo. E si sa: «nessun maggior dolore / che ricordarsi del tempo felice / ne la miseria», come dicono gli amanti sventurati Paolo e Francesca relegati nell’Inferno dantesco.

Roberto Mancini torna sulla panchina dell’Inter. A sorpresa ma neanche tanto. Via Walter Mazzarri, bravo e sfortunato. Un allenatore che non aveva dato la scossa che ci si aspettava e con il quale i tifosi non hanno mai davvero legato. Questione di affinità, di alchimia. Il calcio, per fortuna, è anche questo. Non solo conti e razionalità.

«Solo tu puoi salvare l’Inter», ha detto Massimo Moratti, dimissionario da presidente onorario ma coinvolto da Thohir in questo frangente difficile, al ct che ha guidato la squadra dal 2004 al 2008 vincendo sette trofei tra cui tre scudetti. Uno a tempo di record nella stagione 2006-2007 con 17 vittorie di fila e 97 punti totali.
E Mancini ha detto di sì. Troppo forte, probabilmente, il richiamo di tornare in panchina e cimentarsi con una sfida complicata.

Ha un senso questo ritorno? Chissà. Vedremo. Mancini torna all’Inter perché, obiettivamente, andare avanti con Mazzarri era diventato impossibile. I tifosi lo fischiavano senza pietà, San Siro era disertato in massa, una squadra incerta, sfibrata, senza energie e nessun segno concreto di  miglioramento. Serviva un’inversione di rotta che facesse sperare in un cammino migliore.
Anche se non fa mai piacere essere mandati via, quest’esonero, forse, avrà sollevato anche un po’ Mazzarri, al quale la situazione sembrava totalmente sfuggita di mano e finito nel vicolo cieco di giustificazioni e spiegazioni a cui nessuno più credeva e di cui molti si prendevano beffa.

Roberto Mancini era la soluzione più a portata di mano perché, a differenza di Spalletti ad esempio, conosce meglio l’ambiente, ha l'esperienza e il carisma giusti per riallacciare i fili di un rapporto spezzato con i tifosi. Avrà un contratto biennale.

Un ritorno strano che non risolve tutti i problemi, a partire da una rosa di giocatori scarsa e una gran confusione a livello societario. Mancini dovrà riaccendere la luce ma non potrà rimettere a posto cose che non gli competono.