«I fatti di Sofia provocati da giovani nazisti contro un gruppo di coetanei ebrei che stavano passando qualche giorno di vacanza spensierata non può essere tollerato, da nessuna parte. Noi vogliamo poter vivere liberamente da ebrei, da italiani, da europei». Milo Hasbani, imprenditore, 78 anni, dal 2022 vicepresidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei), è amareggiato e preoccupato.

Perché, secondo lei, il virus dell’antisemitismo continua a covare sotto la cenere nelle nostre “civilissime” società europee? E perché questa sua esplosione negli ultimi tempi? C’entra il 7 ottobre?

«Purtroppo, In Europa il fenomeno esiste da anni. in Italia dal 2023 gli episodi di antisemitismo sono aumentati del 400%, molto probabilmente anche per la disinformazione sui fatti da parte di una certa stampa e di una parte della politica. La tragedia del 7 ottobre ha senz'altro scatenato un rigurgito di antisemitismo e antisionismo che in Italia era tenuto molto nascosto. In questo, non hanno certo aiutato le informazioni distorte di giornalisti e politici in malafede che, invece ad aiutare a calmare gli animi, hanno incitato all'odio e alla caccia all'ebreo anche in Italia».

Che cosa si può fare per cambiare le cose? E quale può essere, nella lotta contro l'antisemitismo, il ruolo del dialogo con fedi religiose diverse?

«Dobbiamo tutti moderare i toni, rafforzare il dialogo e accelerare l'approvazione della legge discussa alla Camera dei deputati sull'antisemitismo in tempi rapidi e già licenziata dal Senato. Più in generale, credo che la lotta all’antisemitismo debba essere fatta assieme alla società civile e le istituzioni. Tutti possono e credo devono contribuire a combattere le discriminazioni, inclusa quella ebraica. Il dialogo interreligioso, in questo senso, è molto importante perché contribuisce a mantenere vivo un dialogo tra le persone. L’Unione delle Comunità ebraiche italiane ha siglato alla fine di giugno un patto che va in questa direzione».